lunedì 22 dicembre 2008

Percezione e comunicazione


La principessa Cassandra, figlia di Priamo, re di Troia, era considerata profetessa di sventure e non fu ascoltata dai suoi concittadini sull'inopportunità di accettare doni dai Greci, in particolare il famoso cavallo di legno che conteneva nell suo ventre i guerrieri greci che avrebbero poi distrutto la città.
Laooconte, sacerdote troiano, a cui è attribuita la famosa frase "timeo Danaos et dona ferentes" (temo i Greci e i doni che portano) altrettanto non venne ascoltato e, per metterlo a tacere, Atena, protettrice dei Greci,lo fece divorare da due mostri marini assieme ai suoi due figli.
Evidentemente questi episodi furono conseguenza dell'incapacità da parte dei Troiani ad acquisire il vero significato dell' evento, interpretandolo in modo semplicistico e conforme alla visione dell'uomo comune.

Vedere oltre le apparenze è un comportamento che non può essere preteso da persone "normali".
In una qualsivoglia comunità che condivida cultura, valori ed esperienze, chi dovesse deviare dall'apparentemente corretta interpretazione di un fenomeno o di un evento, verrebbe probabilmente contestato ed emarginato dal gruppo.
Se poi l'interpretazione e con essa l'interpretante rappresentassero un pericolo per le certezze e le sicurezze della comunità, si renderebbe necessario l'isolamento e l'allontanamento del soggetto pericoloso.
Una voce fuori dal coro verrà giudicata ironicamente e simpaticamente come eccentrica, ma, se per caso, danneggiasse i principi fondamentali e le credenze condivise dal gruppo, verrebbe allora ascoltata con sospetto e probabilmente messa a tacere.

Le persone "normali" daranno sempre risposte semplici o semplicistiche su fatti e quesiti, in quanto solo quelle sono in grado di dare.

La persone "normali" possono dare soltanto questo tipo di risposte a causa della limitata esperienza sulle questioni da discutere o interpretare, ma non rinunceranno ad avere un'opinione anche senza avere sufficienti cognizioni ed esperienze.

Le persone "normali" daranno su un determinato evento, interpretazioni che scaturiscono dalla loro limitata esperienza e non si può ,giustamente, pretendere che possano accettare qualcosa che vada al di fuori del loro campo di conoscenza ed immaginazione.

Se, disquisendo di sensazioni e di percezione , si volessero comunicare opinioni non convenzionali e non condivisibili , si dovrebbe sempre tener conto, della cultura, della capacità e della volontà di interpretarle, da parte dell'interlocutore con cui sta dialogando.
Non è possibile ne prudente quindi, descrivere esperienze particolari a sconosciuti interlocutori; nel migliore dei casi non capirebbero e non riuscirebbero a valutare in modo appropriato, ciò che gli viene raccontato
Alla comunicazione di esperienze poco credibili, la probabile risposta diplomatica dell'interlocutore sarebbe quella di accettarle apparentemente, giustificandole come percezioni soggettive basate su sensibilità e gusti differenti.
La convinzione probabile sarà invece quella di credere di aver a che fare con un visionario facile all'autosuggestione, accettandone, nel migliore dei casi, le opinioni, in nome di una apparentemente democratica soggettività del giudizio.
A volte però l'opinione diversa viene invece aspramente contestata, in particolare qualora questa mettesse in discussione principi basilari della tecnica e della cultura su cui la comunità basa la sua ragione di esistere e dialogare.
Accade ovviamente anche l'inverso: chi volesse raccontare un'esperienza anomala rispetto alla comune interpretazione, prenderà atto dell'impossibilità di trasferirla, anzi, consapevole di ciò, sarà egli stesso prevenuto e, non attribuendo all'interlocutore cultura, sensibilità, ed apertura mentale per poterla accettare, si guarderà bene quindi dal comunicarla.

Verrà a mancare, quindi, da una parte il trasferimento di un 'esperienza, e dall'altra parte , la possibilità di acquisire qualcosa di nuovo.

Da sempre le persone "normali" guardano i loro riferimenti autorevoli per acquisire e distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è.
Recensori, opinionisti e giornalisti, di fatto ogni giorno commentano e sdoganano prodotti e soluzioni privi di substrato scientifico.
In settori come la cucina, l'enologia, i profumi, dove la priorità di giudizio è eminentemente soggettiva, nessuno chiede spiegazioni scientifiche e test ciechi per supportare e verificare la reale qualità percepita e, per conseguenza la giustificazione della differenza di prezzo fra un prodotto e l'altro.
Nel campo delle apparecchiature per la riproduzione della musica, percezioni soggettive di qualità ottenute attraverso soluzioni non scientificamente supportabili, provocano quasi sempre ironia e derisione da parte della comunità illuminata, eccettuato il caso in cui autorita' indiscusse per la qualità della loro capacità di percezione, abbiano dato parere favorevole sul prodotto, ovviamente in modo del tutto soggettivo.
Due pesi e due misure.
Strano paradosso il non accettare soggettivamente soluzioni empiriche ed alternative in quanto prive di supporto teorico, per poi giustificare differenze tra un prodotto e l'altro sulla base di labili sensazioni di qualità percepita, tra l'altro non universalmente condivise.
Sensazioni che, nella quasi totalità dei casi ed è un fatto ormai comunemente accettato, non sono relazionabili ad alcun tipo di giustificazione scientifica.

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