lunedì 31 maggio 2010

Franco Serblin 2010 : Ktema



Maggio 2010

La nascita di Ktéma



Mi presento:

Sono Ktéma, un diffusore acustico, nata per raccontare, con il linguaggio della Musica, ciò che non può essere narrato neppure con le parole più segrete.

Sono stata forgiata dall’unione della vecchia e perseverante esperienza con lo spirito leggero, libero ed indagatore.

La mia nascita è stata frutto del caso, dello strano destino di situazioni ed eventi, semplici all'apparenza, ma nondimeno affascinanti per la loro capacità di generare grandi passioni e grandi entusiasmi.

Un misterioso inanellarsi di vicende, una semplice frase scritta con un pennarello a margine di uno schema elettrico, ha rappresentato l’ìncipit del tutto, un laborioso progetto che pian piano ha preso corpo e spessore.

Un amico, con il quale per molti anni il mio creatore aveva costantemente intessuto una puntuale ed attenta ricerca mirata al significato profondo del "fare riproduzione musicale", con due semplici righe in un foglietto tracciò un giorno un'ipotesi che metteva in discussione tutto quanto realizzato fino a quel momento:

A quando un diffusore "Ktema es aei" in alternativa ai tanti "Panta rei" ?

Lo storico greco Tucidide introdusse una concezione ciclica della storia, dalla quale deriva la necessità di conoscere il passato per poter comprendere il presente e, nei limiti dell'umano, prevedere il futuro; la storia quindi è κτῆμα ἐς αἰεί (Ktêma es aei, possesso perenne), ha cioè dei principi universali che sono validi per ogni epoca.

Obiettivo suggerito quindi, realizzare un diffusore acustico che rappresentasse altrettanto un'acquisizione perenne e duratura, musicalmente non scalfibile dal tempo, ed in alternativa ai tanti oggetti "panta rei", tutto passa e viene superato, tipici di un mercato che non ha certamente la Musica come obiettivo primario.

Un invito dunque, alla fine di un ciclo, a realizzare qualcosa che “rimanesse”, che potesse rappresentare un “valore per sempre” in un mondo in perenne divenire.
Un' alternativa a tecnologie e ricerche, per definizione sempre nuove ed avanzate, ma spesso viziate da un continuo e sterile superamento di se stesse.

Era necessario quindi riuscire a trovare una stabilità nella impetuosa e continua “corrente” delle forma e della sostanza e fu subito chiaro quanto la sfida fosse davvero affascinante!

Dopo un iniziale sconcerto, l'entusiasmo pervase il mio “formatore”.

Lo stimolava l'idea di dedicare la sua futura attività progettuale ad una “testimonianza” che potesse persistere nel tempo, quasi una “scialuppa”, galleggiante sulle imprescindibili onde del “panta rei”…

"Exegi monumentum aere perennius"....

Ho eretto un monumento più duraturo del bronzo...., con questa frase iniziava un'ode autocelebrativa del poeta latino Orazio, volta a sottolineare il desiderio, umano, di affidare a qualcosa che rimane, la traccia del proprio passaggio .

Il mitico "Snail" con la sua leonardesca struttura aveva dato l'avvio ad un nuovo modo di concepire il trasduttore musicale.

Da allora, nel tempo, Il mio progettista aveva sempre mantenuto un coerente approccio, una caparbia e spontanea artigianalità che aveva rappresentato un saldo continuum nella realizzazione di tutti i figli di quel progetto, figli di una stessa ispirazione e di un costante desiderio di bellezza e di semplicità. Ricordo con grande affetto le mie antenate “Parva” la piccola “Minima”, la sua sorella maggiore “Minima Amator”, e poi Electa, Extrema, Guarneri, Stradivari, Amati..., il mio albero genealogico è ricco di strumenti di musica che, a loro tempo e modo, hanno accompagnato e sottolineato le esperienze musicali di appassionati di tutto il mondo.

Diceva Oscar Wilde: La fantasia imita, è lo spirito critico quello che crea.

Il mio creatore mi voleva diversa, non mi voleva come un'imitazione delle mie pur nobili antenate, consapevole che questo inventare e progredire avrebbe significato per lui il dover mettere in discussione sofferte acquisizioni del passato, il dover infrangere regole e comode verità acquisite, il dover scavare, approfondire, sintetizzare, complicare, semplificare.. accettare lo stimolo di non gratificanti critiche, seguire insomma una strada dissestata quando ne avrebbe potuta percorrere una molto più agevole.

Il greco Pindaro ricordava spesso che i giorni che verranno saranno i testimoni più saggi di ciò che oggi creiamo.

Capisco che, per definizione, non vi possa essere “un prodotto” tale da poter resistere all’assalto del nuovo ed all’evoluzione delle tecniche, ma è pur vero che una certa "essenza” e “ragion d’essere", correlate a funzionalità, correttezza ed universalità, possano non poco contribuire affinchè qualcosa possa scavalcare il condizionamento e l’usura delle mode e del tempo.

Dovevo io, quindi, incarnare “un principio reggente”, immutabile nel tempo e contemporaneamente “materializzato” nel prodotto concepito… dovevo essere la mirabile fusione del “ktéma eis aei”, acquisizione perenne, con il “panta rei”, tutto scorre !

Avrei potuto essere un grande ed importante oggetto, maestoso e possente, tale da frastornare e stupire, con possibilità acustiche oltre il limite della percezione.
Avrei potuto avere illimitate regolazioni, molte voci e differenti personalità.

Il bisogno di semplice verità e “misura”, invece, è sempre stato il il motivo conduttore, che ha informato e retto il progetto dal quale io sono nata, progetto che non poteva non tenere in salda considerazione la necessità e la prioritaria esigenza di ogni vero e normale appassionato di musica: la credibilità e l'evocatività dell’evento musicale riprodotto.

Sono stata voluta, insomma, come creazione fresca, consapevole ed innovativa: una stimolante e piacevole compagna di tanti viaggi musicali.

Dovevo essere portatrice di un nuovo e forte concetto, ma nel contempo essere dotata di eleganza, funzionalità e facile fruibilità.

Molti, pertanto, i vettori che dovevano combinarsi per sfociare infine nella lucida concezione della mia nascita, e parecchi di questi, assolutamente anticonvenzionali.

Da molto tempo, prima che io nascessi, nella mente del mio realizzatore turbinava un pensiero, un’idea: riuscire ad evidenziare, nella scatola sonora che racchiude l’evento musicale riprodotto, ciò che più conta, ciò che maggiormente cattura l’attenzione dell’ascoltatore.

E’ così che è sbocciata la convinzione di dover sottolineare il “proscenio”, il luogo centrale dell’evento, convinzione che ha dato un perché alla mia forma ben precisa.


Atene: Herodes Atticus
Fonte di ispirazione di Ktema per forma e funzione
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Forse è stato proprio il sentire la necessità di riprodurre l’evento musicale nel modo più immediato, naturale e semplice possibile, che ha stimolato il desiderio di privilegiare il centro ideale del palcoscenico, il fulcro di ogni rappresentazione, quel proscenio che è
il luogo ove avviene l’azione scenica, ove l’ attenzione si concentra, ove si percepisce lo spazio virtuale che circonda il concertista, il solista, il cantante, l’elemento.

Ed è attorno a questo punto che si articola lo sviluppo del “contorno”, l’orchestra, il complesso cameristico, il gruppo degli strumentisti.

Un centro ed il suo spazio circostante. E' stata quindi una ben precisa scelta di campo il voler dedicare il massimo dell’attenzione al non disturbare, al non “sporcare” la parte centrale dello spettro acustico, la parte più delicata e sensibile dove l’orecchio percepisce le più insignificanti variazioni, dove la ricchezza e completezza armonica mettono in risalto la realtà timbrica degli strumenti, dove una minima alterazione della "fase" delle informazioni musicali potrebbe compromettere l'integrità e la naturalezza della riproduzione.

La “parte di contorno”, giusto supporto della parte solistica, acquisisce quindi una sua valenza ben precisa: una diffusione posteriore che accompagna e si integra con il “cuore” della musica senza invaderla, senza offuscarla.

Un registro grave ottimizzato attraverso una innovativa guida d’onda (seguendo la strada maestra tracciata da illustri maestri come Allison, Klipsch, Snell, Berkovitz… Guida d'onda, oggetto di una lunghissima ed attenta accordatura, alla fine sfociata in una nuova particolarità: offrire alle membrane degli altoparlanti una uguale “resistenza” sia per l’onda anteriore che per quella posteriore, creando, nell'oscillazione, una “sincronicità” assolutamente inaspettata.

Centro e spazio circostante, dunque: un punto nodale ed un supporto di contorno.
Scelta chiarissima da cui la progettazione e la costruzione della mia intelaiatura e del mio "vestito".

Io so che diversi anni sono trascorsi per selezionare e scegliere quei tre componenti inseriti nella mia parte frontale e so anche che quei tre trasduttori rappresentano lo stato dell’arte della componentistica ed incarnano una consolidata realtà, convalidata dai più prestigiosi laboratori di ricerca e da continui ed attenti ascolti So anche che prioritaria è stata la consapevolezza del fine ultimo della riproduzione musicale, non quello di semplicemente adeguarsi a specifici parametri tecnici, bensì, pur nell’obbligatorio rispetto della scienza, quello della “felicità” dell’orecchio dell’ascoltatore

Certo, alla fine il piacere e le emozioni derivate dal mio ascolto saranno sempre direttamente correlate alla sensibilità, alla cultura e alla conoscenza musicale dei miei ascoltatori.

Per questo ho trascorso un lungo periodo di verifica e di maturazione, ospite per un anno in casa di Andrea Bocelli e l’ammirazione e la stima che ha dimostrato per me, mi ha inorgoglita e resa sicura sul mio “modo” di porgere e sulla mia, personalissima, “versione dei fatti”…..

Così , di me, Andrea ha scritto al mio progettista la prima volta che mi ha ascoltata:

Carissimo Sig Serblin,
sono seduto di fronte ai diffusori, … e ascoltando il mio album…. ho sentito il bisogno di afferrare il computer e di scriverLe…. e congratularmi con Lei, per la qualità di questi diffusori e il piacere che conferiscono all'ascolto.
Anche la mia voce sembra più bella e calda!
I miei amici e produttori americani sono rimasti affascinati dalla pulizia e dalla presenza del suono.
Un vero e proprio teatro in casa, dove il cantante è proprio lì.. davanti a te..
….. congratulazioni vivissime per un "valore che è per sempre"...

Andrea Bocelli.


Ora non mi resta che augurare anche a voi un buon ascolto…


Vostra

Ktéma

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Specifications:

- Geometry: four-way topology, five units. The two low-frequency radiators are compression-loaded and room-interfaced at the lower part of the rear of the enclosure. Above the “fusion” frequency, the mid-high cardioid radiators reproduce the significant part of the spectrum, at the top section of the front of the cabinet.

- The cabinet is a rigid, triple arch-shaped structure. The two lateral front cheeks are concave, while the woofer compressor is convex.

- The tweeter is a well-established and time-proven 28mm soft-dome unit, created by Ragnar Lian, one of the greatest Danish masters of transducer design.

- The midrange array consists of two custom-made 4in units in a step-compensated baffle, in a cardioid acoustic-resistance configuration, for the most accurate reproduction of the musical perspective.

- The woofers are custom-made 9in metal cone, piston performance-optimised units, in a compression-controlled and room-interfaced configuration.

- The crossover is a mutational variable slope, coherent spatial radiation design.

- Yter pure Silver-Palladium mono-wiring used throughout.

Frequency Response: 26Hz - 33Khz, in room
Nominal Impedance: 4 ohm (minimum 3, 2 ohm at 70 Hz)
Sensitivity: 92 dB/W/m
Minimum power amplifier: 20W per channel
Dimensions: 42,5 cm × 46 cm × 111 cm (unpacked)
52 cm × 57 cm × 110,5 cm (packed)
Weight: 110 kg/pair (unpacked) - 127 kg/pair (packed)

Finishing: High gloss piano black, hand-polished aluminium top & bottom
Satin Sycamore, hand-polished aluminium top & bottom

 http://www.francoserblin.it/

venerdì 1 gennaio 2010

Audio upgrades and memory working



       Salvador Dali: persistenza della memoria

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May Belt

http://www.belt.demon.co.uk/

da: Regarding my 1998 talk


Ogni anno acquisiamo nuovi clienti che non possono ovviamente conoscere a fondo la "Belt Story", iniziata nei primi anni 80.

Molti altri, con noi da più lungo tempo, hanno invece una completa conoscenza dell'effetto dei nostri articoli e delle nostre tecniche riguardo la qualità della riproduzione sonora.

Cercherò di spiegare:

Gli appassionati di audio hanno spesso una diversa opinione e un diverso metro di valutazione su ciò che deve o dovrebbe essere considerato "buono" in termini di qualità sonora.

E' sempre vivo un interesse nel cercare di ottenere un miglioramento attraverso determinate tecniche e tweaking.

Si prova, si sperimenta, e, spesso, si riesce ad ottenere un risultato apparentemente migliore.
Se il risultato di partenza fosse già giudicato "buono" , il nuovo livello suggerirebbe logicamente di ricorrere al termine "eccellente".

Ma, se si dovesse tornare indietro rimuovendo la modifica o l'applicazione dell'accessorio che ha determinato il miglioramento, sarebbe difficoltoso continuare ad utilizzare il termine "buono": riascoltando il risultato precedente ci apparirà ben peggiore di quanto ci fosse sembrato di aver memorizzato in precedenza.

Molti dei nostri clienti non sono avvezzi a questa situazione e, dopo aver ottenuto dei miglioramenti, rimangono perplessi nel riscontrare come mediocre ciò che prima credevano fosse "buono".

Qualche anno fà (1998) durante una conferenza con un gruppo di clienti ed appassionati della filosofia PWB, ho ritenuto opportuno spiegare il concetto attraverso una particolare esperienza realmente accaduta.

E' necessario stabilire l'esatta cronologia dell'episodio alfine di spiegare in modo esaustivo il concetto.

La storia inizia con una visita al laboratorio di un famoso costruttore audio.

L'ingegnere progettista aveva sentito parlare delle tecniche di Peter (Peter W. Belt) ed era interessato a conoscerle.

Assumiamo quindi le ore tredici come inizio di questa storia.

L'ingegnere effettuava le sue prove di d'ascolto in un ambiente dove, in un lato erano disposti computers e varie apparecchiature di misura mentre in un 'altro era stato ricavato uno spazio dove venivano effettuati i test d'ascolto: una situazione comune a molti laboratori di ricerca e progettazione di componenti audio.

Fu deciso quindi di effettuare in questa ambientazione, quella dove abitualmente si svolgeva la maggior parte delle prove d'ascolto, la dimostrazione delle applicazioni e delle tecniche di Peter.

Le prime impressioni d'ascolto rivelarono una mediocre qualità sonora, il suono era noioso, lento e compresso, cosicchè chiedemmo di incrementare il volume nel tentativo di rendere il risultato più coinvolgente.

L'ingegnere ovviamente acconsentì, ma non prima di averci fatto notare che incrementando il livello la musica sarebbe diventata fastidiosa da ascoltare e che il suono intrinsecamente sarebbe diventato aspro ed aggressivo.

Infatti fu questo quello che avvenne.

Quando succede qualcosa del genere, istintivamente gli apppassionati attribuiscono la colpa alle varie apparecchiature, chi alla sorgente chi ai cavi chi all'amplificatore e chi, ovviamente, anche all'acustica ambientale.

Anche in quel caso l'ingegnere incolpò alcuni particolari della catena audio come causa del cattivo risultato.

Peter effettuò a questo punto alcuni trattamenti sui computers, sulle apparecchiature di misura e su altri oggetti presenti nella stanza.

Alle 13.15, dopo gli interventi, fu riascoltato il sistema.

Tutti commentammo positivamente il risultato ottenuto e la qualità del suono fu definita " migliore".

Peter, a questo punto, effettuò dei nuovi trattamenti sulla apparechiature in funzione e su altri oggetti presenti nell'ambiente ed, alle 13.30 con una nuova prova d'ascolto, fu verificato il nuovo risultato.

Tutti, d'accordo, giudicammo il risultato come "eccellente", e scoprimmo, per conseguenza, che potevano incrementare a piacere il volume senza che il suono diventasse aspro ed aggressivo e che la musica risultasse invadente.

Ora questo accade spesso a molti nostri clienti che si meravigliano di come, dopo aver utilizzato le nostre tecniche, possano portare in alto il volume senza che il suono diventi aggressivo e confusionario, e questo nonostante qualche attimo prima il risultato fosse sembrato essere comunque "buono".

Ricevo molte richieste di informazioni su questo aspetto che è l'elemento che più stupisce dopo l'applicazione dei trattamenti ed il conseguente ottenimento di una qualità sonora superiore.

Quello che quasi mai gli appassionati fanno nelle loro prove a confronto, è il ripeterle al contrario, tornare cioè indietro dopo aver ottenuto, attraverso una qualsiasi tecnica, un miglioramento della qualità dell'ascolto.

E non si chiedono come mai e per tanto tempo abbiano creduto che fosse la sorgente, che fossero i cavi, che fossero i diffusori che fosse l'amplificatore o un problema ambientale la causa del cattivo risultato, e come mai, senza aver cambiato nulla, il suono non sia più aspro ed aggressivo.

Si limitano a dire semplicemente semplicemente: è incredibile!

Peter alle 13.45 effettuò altri trattamenti e dopo un'ulteriore prova d'ascolto giudicammo finalmente "eccellente" il risultato.

A questo punto Peter decide di rimuovere alcuni trattamenti e, alle 14, riascoltammo il risultato: il suono sembrava decisamente peggiorato e fu necessario ridurre il volume d'ascolto perchè la musica risultava nuovamente confusa e fastidiosa.

Questo meravigliò non poco l'ingegnere che ci comunicò in questi termini le sue perplessità: - Peter, non capisco, questo suono non mi piace, ma mi rendo anche conto che quello che sto ascoltando è quello che un quarto d'ora fa giudicavo eccellente!

Ciò che in quella seduta mi ha veramente meravigliato è il vedere come un capo ingegnere, progettista e costruttore di apparecchiature audio, possa non avere alcuna idea del funzionamento della working memory (memoria di lavoro).

La working memory è parte del meccanismo di sopravvivenza e si aggiorna automaticamente a nuovi standards ed a nuove informazioni, SE e QUANDO queste appaiono importanti al nostro cervello.

Durante le prove d'ascolto effettuate, la working memory si era, attraverso la ripetizione dell'ascolto dopo i vari trattamenti, autoaggiornata ad uno standard progressivamente più alto.
Il ritorno ad uno step precedente, nonostante il risultato fosse stato fino a quel momento giudicato eccellente, risultava traumatico a causa dell' acquisizione di un superiore livello di qualità e, con esso, del corrispondente aggiornamento della working memory.

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Se usciamo da un'ambiente chiuso dove diverse persone fumano o hanno fumato, e passiamo ad uno meno inquinato, la sensazione tornando al precedente è quella non riuscire più ad accettare una situazione dove, appena qualche minuto prima, ci eravamo comunque adattati.

Acquisiamo, attraverso l'esperienza di un migliore vivibilità in un ambiente più pulito, l'informazione della precedente esistenza di un pericolo per la nostra salute, ed il dato acquisito, cattivo odore e sensazione di ambiente non confortevole, resterà nella nostra memoria come un caveat nel caso ci si presentasse nuovamente un'analoga situazione.

L'acquisizione di un miglior livello di qualità sonora, ancor più se seguito da un'assuefazione a lungo termine, crea di fatto un nuovo riferimento al nostro sistema percettivo, ed in relazione a questo verranno valutate e giudicate future informazioni che ci arriveranno da futuri stimoli musicali.

Solo se questi stimoli saranno coerenti e coincidenti con ciò che avremo memorizzato come standard di qualità, li acquisiremo e li giudicheremo positivamente.

Tenderemo ad utilizzare il termine "eccezionale", quando la qualità dell'evento supererà il livello del nostro standard qualitativo acquisito, ed è intuitivo dedurre come la variabilità soggettiva dei giudizi di valore non sia soltanto in funzione del gusto ma dello standard qualitativo preesistente, ovviamente diverso da individuo ad individuo.

Concentrarsi sul piacere dell'ascolto, molto facile agli inizi in assenza di standard qualitativi acquisiti, risulterà ora difficoltoso per l'ascoltatore evoluto, a causa dalla fisiologica impossibilità a non riconoscere o ignorare i difetti che balzano evidenti all'orecchio.
Il conseguente sdoppiamento dell'attenzione, sia alla tecnica che alla musica, impedirà come conseguenza, una rilassata e sensorialmente completa fruizione del messaggio musicale.

Audio upgrades and memory working. (English)






May Belt

http://www.belt.demon.co.uk/

From: Regarding my 1998 talk.


This year, we have had a group of new customers who, I have begun to realise, will not have been following the whole Belt story from the beginning (around the mid 1980s).

Many of our existing customers have been with us throughout that length of time and have developed a level of awareness of the effect of our devices and techniques and a fairly good understanding of their effect on the sound !!


Let me try to explain.

People can have what they regard as a level of sound from their equipment which they would (and do) describe as "good". Yes, they would like to improve their sound further if they could, so they become interested in reports of various so called 'tweaking' techniques. They try a technique, hear an improvement - an improvement where they would probably now describe the sound as 'excellent'. But, when they remove the technique (or device) and listen again they find that they can no longer describe the sound as they had done previously i.e as 'good' - even though, previously (before the 'tweak') they had been describing that same sound as 'good'.


Many of our existing customers are, by now, used to this effect happening and are no longer surprised or perplexed as to why they cannot just, automatically, go back to describing their sound as 'good', exactly as they had done previously !!


By the time (in 1998) when I did my talk to a group of P.W.B. Customers, I was already aware of this peculiarity and so, even though I had intended to do my talk in chronological order of our various discoveries, I decided to start my talk with a particular experience.


To set the scene for you I will describe in writing the first few items in my talk. This will give you some idea of how I go about explaining things in my talk - how I attempt to get ideas over to people.


I begin by describing how one can use various methods to get information across.

1) Pen and paper.

2) Blackboard and chalk.

3) Stories - both true and hypothetical.


I explain that I will try to keep things in chronological order but it will sometimes be difficult to do so. That my first story is taken out of chronological order because I want to get certain important points over at the very beginning.


My first story is a true story about a visit to see the Chief Design Engineer of a manufacturer of audio equipment. He had heard of Peter's work and wanted more information.

I introduce the IDEA of a clock because I want to show how time was elapsing whilst we were there.

So, I start my (hypothetical) clock at 1 o'clock. The Chief Engineer usually did most of his listening tests in an area within his workplace where there were his computers and his measuring equipment down one side of the room, and a small area where he had his audio equipment, so we decided to also use that room for Peter to demonstrate his techniques as it was obviously the room which the Chief Engineer was most familiar with.


We listen to the chief engineer's audio system in order to know what standard he usually listened to before Peter did any treatments. We found the sound to be 'slow', 'boring', 'sat on', so we asked if the volume control could be turned up. The Engineer said that of course it could but we had to be aware that, with the volume control higher, when the music got to a 'busy bit', then the sound would go harsh and shouty - and sure enough it did. Usually, when this happens, different people blame different items of the equipment - some blame a 'bright' cartridge., some blame the amplifier., some blame the 'bright' tweeter. I don't remember what the chief engineer blamed on this occasion, but he blamed something !!


Peter did some of his treatments on the computers and measuring equipment, some treatments on the audio system and some treatments on other things in the room.


At 1.15 pm we sat down to listen again. We all now commented that the sound was 'much better'. Peter then did some more treatments on the test equipment, the audio system and things in the room and at 1.30 pm we sat down to listen again. We all now described the sound as 'excellent' and we found that we could now turn the volume control up without the sound going harsh and shouty when the music got to a 'busy bit'. Now, this happens to many of our customers. I know it happens because they write and tell me so. They say "It is amazing, I can now turn the volume control up without the music now going harsh and shouty".


What they do not do is to go back and re assess their old beliefs. They do not say "Wait one moment, wait one moment. For the past five years I have been blaming the cartridge for the sound going harsh and shouty." or "For the past ten years I have been thinking the amplifier was to blame, or, for the past fifteen years I have been blaming the tweeter - I am using the same tweeter, I have not touched the tweeter, I have not touched the cartridge, but the sound is no longer harsh and shouty." They don't challenge their earlier beliefs - they just say "Oh, its amazing".


Peter carried out some more treatments and at 1.45 we sat down to listen again.

"Wow, that is really superb sound" we all commented.


What Peter did next was to remove a few of the treatments from the test equipment, from the audio equipment and from some things in the room and at 2.0 o'clock we sat down to listen again. The sound was dreadful and we found that we had to now turn the volume control down as the music had gone harsh and shouty again.

What happened next shocked me then and still shocks me to remember it.


The Chief Engineer said "I do not understand that Peter. I do not like the sound now and yet all you have done is to take me back to the standard we had half an hour ago which I was describing as excellent. And yet I am now cringing at the sound".


Why I was shocked was that I realised that here was a Chief Engineer, designing and making audio products who had no understanding whatsoever of how the working memory works. The working memory is part of the survival mechanism and upgrades itself completely automatically to new standards and new information IF that new information is important. During that short period of time, our working memories had upgraded themselves automatically to the new standard of 1.45 pm and did not like being taken below that standard when we listened at 2.0 o'clock after Peter had removed a few of his treatments. The cringe (at 2.0 o'clock) is our working memory shouting, kicking and screaming because it had been taken below the standard (at 1.45 pm) it had just become accustomed to !!


The important points I had wished to raise with that story was

a) Different people blame different items of equipment for the sound not being as good as they wished i.e going harsh and shouty.

b) When they do something which removes this harsh, shouty effect whilst still listening to these same items of equipment, they do not go back and re assess their previous beliefs.

c) The working memory is part of the survival mechanism and upgrades itself automatically if the new standard or new information is important.


May Belt

domenica 13 settembre 2009

Pierre Schaeffer: Oggetto sonoro e riferimenti


Pierre Schaeffer, nei suoi studi sulla percezione dell'oggetto sonoro, distingueva quattro modalità d'ascolto, due soggettive e due obiettive:

Udire (ouir):
Percepire attraverso l'orecchio.
La forma più elementare della percezione attraverso la quale ascoltiamo, passivamente ed in modo del tutto soggettivo, suoni che non necessariamente devono essere decifrati.

Ascoltare (ecouter):
Ascoltare qualcuno o qualcosa attraverso un suono, allo scopo di identificare una sorgente, una causa, un evento.
Il suono è obiettivamente il mezzo di comunicazione di un evento.

Intendere (entendre):
Attraverso l'ascoltare (ecouter), la selezione di ciò che interessa estraendolo da ciò che si è sentito (ouir).

Comprendere (comprendre):
Decifrare obiettivamente un messaggio, attraverso il suono come segno e come linguaggio espressivo.


"Io ti ho sentito (ouir), ma non ho ascoltato ciò che dicevi (ecouter), e quindi non ho capito ciò che mi volevi dire (comprendre), non avendo decifrato ciò che ho sentito (entendre)"

Questa frase sintetizza i quattro diversi processi di acquisizione.


Appare certa ed inequivocabile quindi, la differenza tra il semplice e soggettivo udire ed ascoltare,, dalla finalità dell'intendere e del comprendere la realtà del contenuto, ovvero l'obiettivo oggetto sonoro.

Il nostro cervello analizzando in continuazione, giorno e notte, ogni tipo di stimolo acustico (udire ed ascoltare), trattiene in modo selettivo ed utilitaristico quelli che al momento ritiene importanti, ma contemporaneamente opera un continuo processo di riconoscimento al fine di identificarli (intendere e comprendere).

Il confronto continuo degli stimoli acustici con le esperienze e gli eventi associati ad essi ed acquisiti nella memoria, determina la capacità evocativa del cervello, in grado di ricollegarsi ad un evento trascorso e trasportarci quindi in un'altra dimensione al semplice prodursi di una nota o un suono, così come potrebbe succedere con un sapore, un profumo o un'immagine.
Tanto più espressivo e coincidente con quello in memoria sarà il suono riprodotto, tanto maggiore e più spontanea la capacità evocativa della riproduzione.

Ascoltando il suono di un violino, il cervello lo confronterà con quello che in memoria ha registrato come "suono del violino" e, se i due coincideranno, riconoscerà come "violino" lo strumento che sta suonando.

Non è detto, però, che in memoria esista il suono naturale e realistico dello strumento!

In assenza di una catalogazione del suono originale, il cervello potrebbe comunque avere acquisito un riferimento attraverso surrogati,  ad esempio, un mediocre o eccellente impianto di riproduzione, o tramite la sintesi di diverse riproduzioni ascoltate in varie occasioni.

Acquisito il suono degli strumenti musicali attraverso una riproduzione, per quanto paradossale non è improbabile che, ascoltando gli originali, non li si riconosca come reali a causa della dissonanza cognitiva prodotta dall'aver catalogato in memoria il loro suono riprodotto, certamente diverso dall'originale.

Sottoponendo continuamente al cervello errati modelli sonori di riferimento e supportandoli ulteriormente attraverso costruzioni mentali, si finisce spesso col non accettare o non riconoscere la qualità sonora di sistemi migliori, di strumenti migliori, di registrazioni migliori ed in genere di soluzioni d'ascolto migliori, qualora questi  non risultassero acusticamente o culturalmente conformi alle costruzioni mentali acquisite in precedenza

L'errata acquisizione di un riferimento e la relativa costruzione di un abito mentale a supporto, potrebbero anche culminare, per dissonanza cognitiva, nel paradosso del rigetto dell'evento originale.

sabato 5 settembre 2009

Verità scientifica e credenze collettive


Charles Sanders Peirce

http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Sanders_Peirce


Il solo obiettivo della ricerca è lo stabilirsi di un’opinione.
Si potrebbe supporre che questo non basti, e che noi andiamo in cerca non meramente di un’opinione, ma di un’opinione vera.
Ma se mettete alla prova questa supposizione, la troverete senza fondamento: infatti, appena raggiungete una salda credenza, siete perfettamente soddisfatti, sia che la credenza sia vera, oppure falsa. [...]
(C. S. Peirce, Il fissarsi della credenza, in C. S. Peirce, Le leggi dell’ipotesi, a cura di M. A. Bonfantini, R. Grazia e G. Proni
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Abitualmente ogni fenomeno che non trova una spiegazione logica e certa, viene catalogato secondo l'ipotesi scientifica che più si avvicina alla diagnosi del problema.

Questa ipotesi spesso indimostrata e molto spesso indimostrabile, serve a placare il dubbio che per natura è irritante in antitesi alla certezza che corrisponde invece ad uno stato di riposo della mente.

L'attività mentale per natura crea l'irritazione del dubbio che deve essere spenta con una credenza.

Il risultato di un'indagine culmina quindi con la formazione di un'opinione.

Non importa che questa opinione sia vera, l'importante è che venga ritenuta tale.

La verità coincide quindi con quello che viene creduto in ogni momento.
 

Charles_Sanders_Peirce individuò quattro metodi per placare il dubbio, spegnere l'irritazione e raggiungere una credenza.


Il metodo della tenacia:

Il primo, quello della tenacia, è quello di risolvere i nostri dubbi con la prima risposta immaginabile e poi attenersi incrollabilmente ad essa respingendo ogni possibile alternativa e chiudendo gli occhi davanti ad ogni fatto che possa contraddirla.
Questo metodo, afferma Peirce, è semplice e può apparire a prima vista sciocco, ma contiene molti elementi positivi.
Quest'uomo si assicura a buon mercato un piacere che non sarà seguito dalla benchè minima delusione, non si pone il problema di essere razionale e infatti parlerà spesso della debole ed illusoria ragione umana.
Peirce suggerisce di lasciarlo pensare come vuole.

 
Il metodo dell'autorità:

La tenacia viene messa in questione quando l'individuo, chiuso nelle sue convinzioni si rende conto che altri individui possiedono altre credenze.
Sorge quindi, al fine di placare il dubbio, l'esigenza di creare e fissare credenze comuni a tutti gli individui.
Mezzi di comunicazione ed ideologie sono al servizio di questa finalità per assicurare la pace sociale, ma a lungo termine anche i più fedeli saranno scossi dal contatto con altre credenze e ricomincerà l'irritazione del dubbio.

 
Il metodo della ragione a priori:

Coltivando il dubbio, gli uomini arriveranno a desiderare che la fissazione delle credenze non sia ne arbitraria ne forzata, ma sorga naturalmente dalla discussione e dalla libera interazione delle opinioni.
Questo metodo, benchè più evoluto, è secondo Peirce comunque un metodo fallimentare in quanto non si fissano le credenze realmente coerenti con l'esperienza ma quelle che collettivamente si è portati a credere.
Si confonde la realtà con quello che conviene credere, rasssicurati in questo dal consenso umano.

 
Il metodo scientifico:

Ciò che è reale è indipendente dall'opinione.
La scienza è l'unico metodo in cui la credenza non è prodotta soggettivamente ed arbitrariamente, ma è un'adeguazione dell'intelletto all'oggettività.
La conoscenza prodotta dalla scienza è mutevole ed imperfetta, ma si evolve necessariamente verso la verità.
L'opinione è quindi sostituita da ciò che è reale.

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martedì 25 agosto 2009

Misura della natura, Natura della misura





Often her content is nature taking over what she calls "human constructs.

What could be more satisfying than that, seeing nature recuperate from humans?
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I Grandi Maestri dell'Esoterismo (rarissimi, invero, in mezzo ad un "mare" di ciarlatani...ed anche questo è un bene, perchè è richiesta la capacità di discernimento) di tutte le epoche hanno speso diverso tempo, cercando di far intendere ai più la "famosa frase": "osserva la Natura".


L'osservazione della Natura avviene attraverso i sensi.
L'uomo non ha a disposizione altri mezzi, per interagire, per indagare, per conoscere...

Gli input sensoriali vengono poi elaborati dal cervello.

Quindici o venti anni or sono (non saprei più indicare precisamente quanto tempo sia passato, chiaramente...), ricordo di aver intrapreso una discussione con uno di quegli amici "artisti" (di cui sopra parlavo).

Succedeva spesso al "piccolo caffè" (e succede ancora), denominato il "caffè degli artisti" (e per questo magari "evitato" da una certa "cerchia", che preferisce gli altri bar, più "classici", più largi, magari anche molto più "chic" o "trendy").

Si parlava di colori.
Ed io, fiero, sfoggiavo l'atteggiamento "tecnicista" (simile a quello che si osserva sovente nell'ambito hi-fi, ieri come oggi).

"I colori non esistono", dicevo...
Sono radiazioni elettromagnetiche.
Lunghezza d'onda, frequenza...
L'uomo le traduce e le vede come colori, ma è un artifizio, un inganno.
La realtà, la fisica, dicono che sono radiazioni elettromagnetiche.
Perfettamente misurabili. Non si discute.
Il resto è falsità, inganno, suggestione, interpetazione...

"Pipino dopo la valle" mi rispose:
"non solo i colori esistono, ma possiamo anche miscelarli, per ottenere tonalità e sfumature praticamente infinite".

A quel punto mi fu chiaro che non avesse capito.
Parlavo di scienza, io...di fisica!!!
E quello invece si raffigurava i suoi bei tubetti di colori, per dipingere.
Era ovvio che avesse torto. Magari per ingoranza o per "deformazione professionale".

Così oggi ragionano certi nostri scienziati dell'hi-fi.
Con la stessa "certezza scientifica" che avevo io a venti anni.

Fortunatamente c'è stata evoluzione, in me...

Ripensandoci oggi, è chiaro che "Pipino dopo la valle" non avesse concezione di alcune "certezze" elementari della realtà fisica.

Però...

...però questo non inficiava minimamente il fatto che avesse ragione.
Cosciente o meno che fosse, di certi ragionamenti.

L'unica realtà che l'uomo può conoscere è quella dovuta alle informazioni che arrivano dai sensi ed alla loro successiva elaborazione del cervello.

La mera realtà fisica, fatta di frequenze dello spettro "visibile" o "invisibile", non è conosciuta (e non può esserlo) come tale.

L'unica realtà "vera" (cioè conoscibile, "vivibile", creatrice di emozioni e di reazioni) è fatta di colori.

Quando mio figlio mi porta un telecomando, perchè non funzionante, una delle prime cose che verifico è l'emissione da parte del led.

Led infrarossi...non riusciamo a vederli.

Ho la fotocamera digitale sempre a portata di mano. La accendo e...miracolo!
Nel display LCD si vede il led, che si accende.
La fotocamera è sensibile anche all'infrarosso.

Si, ma..."che colore è" l'infrarosso?
Il display lo mostra bianco.

Perchè proprio bianco?

Per la realtà fisica (quella che non conosciamo e non possiamo conoscere) quella radiazione non è così dissimile da quella della cosiddetta luce visibile.

Per l'uomo, invece, c'è una differenza sostanziale.

A parte questo, quale realtà andrà a tentare di rappresentare (a mo' di "icona", o fac-simile, o "quel che volete voi") quella fotocamera, dal momento che è sensibile anche ad una radiazione a noi "estranea" (almeno nella percezione visiva)?

Ai tempi che furono, la tecnica fotografica in bianco e nero poteva vantare pellicole con diversa sensibilità cromatica.

Ortocromatiche, pancromatiche...
Forse che per alcune di esse si notava qualche "mancanza"?
Qualcuna di esse è mai stata considerata meno "hi-fi"?
Eppure ad una di quelle pellicole manca un bella porzione di spettro "fisico" delle frequenze...
L'altra annovera ciò che non dovrebbe...

"Risposta in frequenza"...stesso discorso che per i nostri "scienziati" (dal fare "ottocentesco").
Essi la "misurano" e la vogliono "completa" (rispetto a cosa? alla sensazione umana che gli strumenti di misura non conoscono?) e "lineare" (de che??).

La vogliono "estesa".
Ritenendola "condicio sine qua non" per un ascolto (termine con il quale si "confondono", rispetto alla riproduzione della musica ed alla sensazione) "realistico".
Un po' come per la presunta dinamica, o la "pressione", realistica...

Realistico...
Per soddisfare una realtà fisica che non conosciamo?
(Cosa ci importa degli aspetti estranei, perciò inutili?)

Piuttosto che indagare le molteplici impicazioni dell'unica realtà conosciuta, che è quella sensoriale, emozionale ecc. ?

La realtà che conosciamo è molto diversa da quella fisica...
Bisogna studiare.

Molto.

Non lo fanno?

Va bene!



Mi rendo sempre più conto che esiste una sorta di profonda confusione, ad ogni minimo accenno a “certe” questioni.
Quando si dice che certe misure non possono essere utili, data la presenza dell'uomo nel sistema, molti interpretano questa affermazione come se fosse un tentativo di "opporsi" alla tecnologia, alla scienza.
Loro si ritengono "scienziati", difensori della tecnologia e del progresso ed "accusano" di anti-scientificità, di misticismo, di filosofia chi asserisce che certe misure siano inutili.
In realtà il vero scienziato è quello che riesce a comprendere la Natura delle varie fenomenologie e farne la relativa analisi.
Mi spiego: Molti sono abituati a vedere "calcoli" e "misure", per esempio nella progettazione e realizzazione di un palazzo, e quindi confondono quella specifica applicazione con altre.
Sono portati a pensare che il "modus operandi" scientifico, specifico di quel settore (come di tanti altri) sia il metodo universale della scienza.
Perchè, invece, non lo è?
Abbiamo detto che la riproduzione musicale coinvolge la sensorialità umana. La musica è nata ed esiste in funzione dell'uomo.
In una stanza dove è acceso un impianto stereo ed una lampada, ma non vi è presenza dell’uomo, non esistono nemmeno musica e colori.
Giacchè questi termini, queste sensazioni, sono riferiti all’uomo, si creano all’interno dell’uomo, del suo cervello.
Abbiamo anche detto che la realtà fisica (di cui si occupano le ben note leggi fisiche) non ci è nota, almeno "direttamente".
L'uomo infatti conosce solamente la realtà, così come essa è presentata dai propri sensi e dalla relativa elaborazione mentale di quelle particolari informazioni (sensoriali).
Lo studio della realtà fisica è stato effettuato, nei secoli, attraverso delle indagini spesso esterne all’uomo.
Un microscopio come un oscilloscopio, per esempio, sono delle “protesi”.
Esse permettono di studiare ciò che l’uomo non può conoscere per mezzo della propria sensorialità, ed ecco, per esempio, lo studio dei materiali (“vediamo” forse noi la percentuale di carbonio nell’acciaio attraverso gli occhi, o i polpastrelli o il naso?) e tutto il resto.
Questo ci permette di conoscere e di agire nel mondo fisico e fin qui spero che siamo d’accordo.
Per costruire una casa occorrono calcoli e misure ma uno degli scopi di quella struttura sarà quello di cercare di rimanere in piedi.
E “cercherà” di farlo sia quando l’uomo è presente, sia quando non lo è.
Diverso è il discorso dell’usar misure e calcoli quando lo scopo finale ritorna ad essere insito nell’uomo stesso.
Che si tratti di gusto (cucina) di immagine o di musica (o quant’altro) poco importa, si torna in un contesto sensoriale, cioè nella realtà percepita ed interpretata dall’uomo che è diversa dalla realtà fisica.
È perfettamente sensato studiare la realtà fisica dei suoni o della luce, per conoscerla.
Così come è insensato ritenere che realtà fisica e realtà percepita coincidano.
E ciò è invece quello che purtroppo ritengono i nostri scellerati tecnicisti (attenzione, non scienziati…tecnicisti).
Se non sono capaci di fare questa elementare distinzione, cosa vogliamo pretendere??
Li vedi girare coi “fonometri”, li vedi pubblicare le curve.
Ottimo esercizio, direi…esercizio che vale per quel è: un tentativo di illustrazione della realtà fisica che nulla però ha a che vedere con la realtà percepita.
Quelle son frequenze, la realtà percepita è musica.
Si dovrebbe convenire che per avere una qualche pretesa di occuparsi di riproduzione musicale, non si può prescindere dallo studio della sensorialità, della elaborazione del cervello, di come la musica si crea all’interno del sentimento umano ecc. ecc.
Si continua invece a parlare di decibel, di frequenze, di realtà fisica, e si ha pure la pretesa (spesso espressa in modo arrogante) di essere dalla parte della scienza.
Mai visto un pittore misurare la lunghezza d’onda dei suoi colori, prima di dipingere.
Né i “falsari” o i semplici appassionati per “riprodurre” una qualsiasi opera.
Provate a proporlo…
Il blu rilassa, il rosso eccita, il verde è riposante...
Dipingete di blu o di verde la camera da letto.
Riusciamo a spiegarlo con le misure?
Riteniamo forse che sia antiscientifico che i negozi siano pieni di lampade colorate, con tanto di istruzioni sui loro effetti?
Si gira col fonometro, dicevo.
Pur essendo coscienti che l’intensità percepita non ha correlazioni con il livello di pressione arbitrariamente misurato in un punto, in un dato momento, in un dato luogo.
Riesce forse l’uomo a dire che “lì, in quel punto, ci sono 123db?”
La mattina il suono di una sveglia può sembrare assordante.
La sera un concerto può essere piacevole.
La stessa musica è composta, è costruita per creare sensazioni di “forza” o di “sussurro”.
Una melodia ascendente può apparire dinamicamente crescente.
Eppure per il fonometro non lo è.
Quando la scuola coreana insegna ai bambini piccoli l’arte musicale, ho notato che al pianoforte spesso viene indicato come “forte” un suono grave, e come “piano” un suono acuto.
In effetti il pianoforte rende questa impressione, quando invece un violino rende l’effetto opposto (alcuni acuti vengono percepiti come “esuberanti”) così come un flauto.
Tutte le misure, invero, avrebbero già grossi problemi a tentare di riprodurre il suono fisico (viste le variabili in gioco), e possono servire solamente a scopo di studio di quell’ambito.
Nulla hanno a che vedere con la percezione e la musica.
Mi meraviglio che questo semplice assunto scientifico, non venga compreso.
Mi meraviglio ancor più che quasi nessuno si prenda la briga di studiare a fondo il mondo della percezione, cioè l’unico vero ambito che a noi interessa, per poi applicarne i principi.
Le poche volte che se ne scrive, i "nostri prodi" piombano fieri nella discussione a cercare di minimizzare o ad ostentare conoscenze in merito, citando “questo” o quel “testo”…
Cose note…scrivono.
“Cocktail party”, “curve isofoniche”, Fourier e chi me ha più ne metta.
Però poi dimostrano di non far tesoro nemmeno di quel poco che citano.
Tornano infatti, lesti (e come se nulla fosse), a (s)ragionare coi decibel, con le “curve” e tutto il resto.
Mai vista tanta ipocrisia…mascheramento, questo (s)conosciuto…
Già questo basterebbe a comprendere la immensa differenza tra il suono fisico e la musica percepita, e l’inesistenza di relazioni precise tra queste due realtà.
Il woooooofer da 48 pollici scende a 12HZ…
Lo dicono le misure!
E tutti i “danni” che fa??
C’è infine da sottolineare che cento anni di altoparlanti hanno assuefatto gran parte dell’umanità.
Perché si sentono passare auto che vanno a "reazione" di woofer?
È anche una questione culturale, ormai.
Se la società ti offre questo modello, è chiaro che esso diventa la norma!
Ci siamo abituati al suono dell’altoparlante.
Ci siamo abituati ai bassi sullo stomaco, ai concerti di piazza a tutto volume…
C’è chi esce dal cinema (visto che è stato nominato) con una soddisfazione immane.
Riportando, ancora una volta, l’esempio del bicchiere che si rompe, mi chiedo: “ma fa davvero quel terremoto (nella realtà umana, l’unica conosciuta perchè l’unica percepita) un bicchiere che si rompe?”
Eppure quasi a nessuno viene in mente questa semplice obiezione.
Ormai sono diventate questioni “slegate”.
Ecco spiegati certi impianti stereofonici, che piacciono a molti.Va bene anche questo, ma non mi si venga a dire che tutto questo “sistema” abbia qualcosa a che fare con la riproduzione della musica.

Fabio Ferrara (Dueeffe)

sabato 22 agosto 2009

Oh, che armonico fracasso....


Giampaolo Ghisetti, Concertino.

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Amplificato...
Un concerto che già contiene l'artifact nella sua estensione.

Perchè si amplifica?
Forse s'è iniziato per far fruire l'evento ad un pubblico "massivo"
Marketing?
Chiaro, la chitarra elettrica va amplificata.
Ma la voce e la batteria?
In un "locale" non servirebbe...

Hanno iniziato ad amplificare, ad aumentare il pubblico...grandi spazi all'aperto.
Si alza il volume. Più si alza e più la gente sembra contenta...

Certi concerti hanno iniziato ad esser codificati in quel modo.
Per convenzione, naturalmente.
Il disco costruito in studio (Pink Floyd, per esempio) non ha parentela col concerto "live"...

Cosa andremmo a riprodurre?
Il disco costruito in studio ad un livello prossimo a quello percepito al concerto live, pur sapendo che non sono "parenti"?

Oggi si amplifica tutto...
Vai a sentire l'MPB, Joao Gilberto, Caetano Veloso...
"'na voce 'na chitara e un po' de luna".
Deve essere amplificato l'evento?
Certo. cinquemila persone ad ascoltare.

Si ma se viene Harry Bicket a suonare il clavicembalo?
Stanza adatta...nessuna amplificazione.

Non dovrei forse pretendere un luogo adatto anche per Joao Gilberto e la sua chitarra?
E poi la gente, dove la mettiamo?

Ah...ho capito...marketing.
Harry Bicket si accontenta di una serata per cento persone che pagano 20 euro l'una.
Caetano Veloso vuole cinquemila persone che pagano 40 euro l'una.

Non puoi dire a Veloso o a Gilberto di far musica in modo serio.
Di pesentarsi con la chitarra in un luogo consono, e di accettare duecento persone per serata.

Siamo alla buffonata...
La gente non pretende...anzi adora la buffonata.

Canta un tenore al Teatro Pagani, magari accompagnato dal pianoforte, non serve amplificazione.

Viene al Pagani un intero coro Gospel, ed amplificano anche il lampadario.



A fine concerto sono andato lì e ho detto: "ma che *azzo vi amplificate" che vien fuori un massacro.

Ma la gente applaude.

Alzi il volume applaude.
Amplifichi ed applaude.
Fai Mozart...applaude.
Fai Verdi: applaude!
Fai il gospel amplificato...applaude.

La gente applaude.



Fabio Ferrara (Dueeffe)