venerdì 3 maggio 2013

Ktema e paesaggio sonoro: conversazioni con Franco Serblin



Figura e sfondo, in un campo sonoro,  creano un paesaggio sonoro

La figura emerge, creata da uno stimolo sonoro in contrasto al suo sfondo.
L'ascoltatore, costantemente coinvolto dal rapporto emozionale con il suono, percepisce in modo mutevole le relazioni figura/sfondo che si alternano nello spazio.
Dall'interno di un avvilupparsi di informazioni sonore secondarie, inquadrabili nel concetto di base sonora, scaturisce quindi  lo stimolo che ci colpisce, l'evento principale, i canti, gli strumento, le voci, i suoni che, stagliandosi in modo chiaro e netto, si sovrappongono allo sfondo.
In una produzione musicale, La dinamica dei suoni, il piano ed il forte, contribuiscono ulteriormente al fine di evidenziare gli eventi sonori più importanti, rifacendosi alla tecnica della prospettiva visiva.
Nella pittura prospettica, le regole di costruzione di un quadro privilegiano come punto di vista ideale quello dello spettatore, in funzione del quale si dipana la narrazione rappresentata.
Gli oggetti sono messi in fila ed ordinati in relazione alla loro distanza dall'osservatore.

Altrettanto, in musica, i suoni vengono ordinati secondo la loro enfasi dinamica, all'interno dello spazio virtuale del paesaggio sonoro.

L'esperienza di una spazialità tridimensionale, ci permette di accedere alla sensazione del realismo.
L'istintiva ricerca del suono in primo piano, collocato in un'ideale proscenio, tende a mettere in prospettiva il caos brulicante dei suoni meno importanti, ostacolo all'identificazione dell'oggetto sonoro.
il modello teorico del concerto quindi, è finalizzato alla  percezione del solista, del gruppo concertante e dell'orchestra, attraverso una precisa collocazione prospettica integrata da artifici dinamici.

La musica, con un breve percorso, trasferisce l'ispirazione del compositore raggiungendo rapidamente l'ascoltatore attraverso i musicisti che trasformano le note scritte in vibrazioni aeree per mezzo dei loro strumenti.

La musica dovrà invece, per essere riprodotta, percorrere un lungo e tortuoso cammino prima di raggiungere l'orecchio dell'ascoltatore.
Dovrà essere prima registrata, incanalata attraversando microfoni, cavi, processori e varie apparecchiature per affrontare alla fine il percorso inverso della riproduzione, attraverso ulteriori apparecchiature, in un nuovo ambiente d'ascolto.
Durante le fasi di ripresa, per sua natura, Il microfono  tenderà ad ingigantire il particolare, rispetto all'ampiezza dello spazio in cui esso verrà collocato.
Enfatizzando il particolare, il microfono falsificherà quindi la prospettiva realistica.
Ma nella proposizione sonora, quale può essere il significato della parola "realismo", quale il concetto di "oggettività" ?
Il microfono, caratterizzando un'ambientazione, non potrà mai riprodurre una spazialità assoluta od equivalente alla nostra esperienza del rapporto con le cose nello spazio, 
Filtraggi ed  ambientazioni astruse, contribuiranno ulteriormente ad allontanarci dall'evento originario registrato. 
 L'enfatizzazione del timbro,  legata all'ingrandimento determinato dal sistema di registrazione, indebolirà drasticamente l'ideale della possibilità di riproposizione di un suono naturale.
Perderà quindi di significato, nella ricerca di una riproduzione fedele, l'idea della riduzione o della perdita di alcune qualità fondamentali  del suono originario, in quanto già pesantemente alterate dal sistema di trascrizione.

E' plausibile, quindi,  un concetto di suono originario?

La sala da concerto, laddove nasce l'evento, arricchisce già essa stessa con il suo colore e con la sua particolare ed unica impronta la stessa performance originale.
Raramente o quasi mai un concerto è caratterizzato da quell'ambita neutralità, tanto ricercata come finalità di una corretta e credibile riproduzione.
Appare quindi un paradosso il concetto della perfetta apparecchiatura, ipoteticamente capace di riprodurre l' ipotetico evento originario.
Non solo questa apparecchiatura non esiste, ma ha ancor meno senso l'idea che la sua esistenza possa avere una funzione ed un significato.
Non può esistere il concetto di originalità di un suono e della musica!
Il suono di un'orchestra, la voce di un cantante, sono imprescindibili dalla firma a loro apposta dall'ambiente dove si sono espressi.
Non può esistere un suono disintegrato dall'ambiente in cui è stato prodotto, pertanto esso non è replicabile una seconda volta in un ambiente differente.
Potremmo paragonare il suono ai colori.
Esiste un colore in mancanza di luce?
Possono esistere in natura due condizioni luci identiche al fine di riprodurre due volte lo stesso colore?
La musica non è una cosa o un oggetto, la musica è un evento unico.
Riprodurre la musica non può quindi che equivalere alla proposizione di un nuovo, secondo evento,
che, in quanto secondo, non può non essere, necessariamente, differente dal primo.
Concetto lucidamente espresso dal filosofo greco Eraclito: niente si ripete due volte in modo identico, In un fiume non ci si bagna due volte nella stessa acqua.
E' quindi il puro concetto di bellezza , l'obiettivo da perseguire nel secondo evento di una riproduzione musicale, e,  non essendo l'arte una pedissequa riproduzione della natura, nulla vieta che una riproduzione , esattamente come nelle arti visive, possa coinvolgere l'ascoltatore in modo ancora più intenso ed evocativo rispetto all'evento originale.
La finalità di Un sistema di riproduzione audio dovrebbe quindi quella di creare un nuovo paesaggio sonoro, assecondando le necessità percettive dell'ascoltatore.

Una nuova orchestra con i musicisti rappresentati da qualsiasi cosa emetta, manipoli o produca uno stimolo sonoro.
Non soltanto una pura, a volte sterile, perfezione tecnica riconoscibile solo dagli esperti, ma, soprattutto,  un intimo piacere d'ascolto, spesso apprezzato maggiormente da ascoltatori più semplici.

W.A. Mozart non ha avuto timori di dichiarare apertamente di aver giocato d’astuzia col pubblico, utilizzando le alternanze o le sovrapposizioni di facile e difficile, di udibile e non udibile.
La sua finalità nel coinvolgere gli ascoltatori, è sintetizzata in una semplice frase, in una lettera al padre Leopold nel 1782:  

 ....Ci sono, nei concerti, passaggi da cui solo i conoscitori trarranno soddisfazione, ma in modo che i non conoscitori resteranno contenti senza sapere il perché.....

giovedì 2 maggio 2013

Franco Serblin Ktema: con entusiasmo, per l'entusiasmo.



Come può la ragione governare l'entusiasmo? Un poeta traccia dapprima l'ordito della sua opera; e la ragione guida la sua penna. Ma, se vuole animare i personaggi e infondere loro la forza delle passioni, allora l'immaginazione si accende e subentra l'entusiasmo; è come un corsiero che prenda la mano, ma corra lungo una strada regolarmente tracciata.

(Voltaire, Dizionario filosofico)


--------------------

Differenti condizioni logistiche impediscono, di fatto, la formulazione di un'esatta e scientifica trattazione dell'importante aspetto che riguarda il rapporto fra diffusore ed ambiente.
Le modalità di installazione in ambiente del mio progetto Ktema, non si discostano genericamente,dalle ormai universalmente accettate regole canoniche che prevedono una certa distanza del diffusore dalle pareti laterali e da quella posteriore alfine di preservare la correttezza timbrica, il senso della profondità e ridurre l'insorgere di eventuali colorazioni.
Non mancano certamente  trattazioni di ogni genere, facilmente consultabili, riguardo ogni parametro teorico sulla corretta installazione di un sistema di riproduzione musicale in un determinato ambiente.
Sarebbero però utili, a mio parere, alcune considerazioni filosofiche su quale debba essere la finalità di una buona installazione ed a quale ottimale risultato essa debba preludere, come pure, al di la di un'ovvia valutazione soggettiva, quale particolare obiettivo abbia  ispirato le scelte di alcune soluzioni tecniche del mio progetto.

Molti degli aspetti del progetto Ktema,  la guida d'onda per le basse frequenze, l'eliminazione del parallelismo delle pareti, la ridottissima sezione frontale , la scelta di quattro vie con due midrange, la particolare attenzione a soluzioni e dettagli apparentemente secondari come il crossover, i cablaggi, la componentistica passiva, sembrano, come dovrebbe,  essere stati finalizzati all'ottimizzazione o, quantomeno, ad una corretta  implementazione di oggettivi parametri elettroacustici.
La formale correttezza  di  ogni soluzione tecnica viene abitualmente  ritenuta come condizione necessaria per la ricerca di una equilibrata e lineare riproduzione del segnale, per la massima  precisione della ricostruzione spaziale, per la neutralità del bilanciamento tonale e per la massima raffinatezza del dettaglio musicale.
Il risultato è spesso un riproduttore di musica formalmente ineccepibile che potrebbe, però, essere giudicato da un certo tipo di ascoltatore come eccessivamente controllato, "troppo" serio !
Gli ascoltatori orientali preferiscono, abitualmente, sistemi di riproduzione che li coinvolgano emotivamente come l'abbraccio di  amico o un'amante.
Quando un appassionato giapponese discute di un componente audio, si esprime e si comporta  come un direttore d'orchestra con uno dei suoi musicisti.
Diversamente  un americano o un europeo, prioritariamente, sembra ricercare l'accuratezza e la precisione della riproduzione come condizione necessaria affinchè  se ne percepisca la verosimiglianza.
Con le espressioni "You are there" e "just like live",  gli occidentali esprimono  la sensazione di essere fisicamente presenti all'avvenimento, sensazione che associano all'estrema accuratezza della riproduzione.

Ma è realmente sufficiente una riproduzione accurata perchè si crei automaticamente un'emozione?
A mio parere, no.
Una fotografia non è necessariamente più coinvolgente di un dipinto.
Oggi, davanti ad una riproduzione musicale, un appassionato inconsciamente si chiede:
Sono emotivamente coinvolto dal messaggio musicale?
Ascoltare questa  musica mi provoca un particolare piacere ?
Che tipo, che qualità, quanta emozione il sistema di riproduzione riesce a trasferirmi?
Ecco, forse non  basta più  la sensazione di essere presente all'evento, non è più sufficiente che una riproduzione sia credibile e verosimile, è necessario che la musica  metta in comunicazione, attraverso l'esecutore, il cuore dell'ascoltatore con una realtà trascendente.
Nessun dato, nessuna caratteristica tecnica  potrà mai specificare se questo trasporto possa avvenire o meno.
Potremo acquisirlo soltanto emotivamente, attraverso un'esperienza diretta.
Forse risulta limitante, oggi,   progettare soltanto per l'accuratezza, per il dettaglio, per la precisione e per la linearità.
Nel migliore dei casi saranno soltanto questi i parametri che ,forse, riusciremo ad ottenere.
Espandere le priorità del progetto, progettare  per la bellezza e per il cuore, è un imperativo affinchè la verità fotografica lasci il posto alla verità emozionale, affinchè questa possa generare entusiasmo.
Nel riprodurre musica, ogni operazione, dalla scelta delle apparecchiature complementari alla modalità di installazione e quant'altro, dovrebbe essere esclusivamente finalizzata al raggiungimento dell'entusiasmo, mio originario e prioritario obiettivo.

Franco Serblin

martedì 9 aprile 2013

Franco Serblin 1939 - 2013





It takes a big man to love a small speaker

Ci vuole un grande uomo per amare un piccolo diffusore

___________________________________________________________


Bellezza del limite e qualità dell'illusione.

La tecnica bonsai, nata in Cina e perfezionata in Giappone, è legata a quello che gli orientali chiamano seishi: l'arte di dare una forma, di coltivare, il praticare le tecniche più svariate sempre nel rispetto della pianta.
 I bonsai sono dunque natura viva, piccoli alberi che malgrado le dimensioni contenute esprimono tutta l'energia che è racchiusa in una pianta grande.
Il Bonsai è un'opera d'arte mai finita: la pianta continua a crescere e modificarsi e bisogna quindi accudirla in continuazione.
È importante che un bonsai evochi in chi lo guarda una sensazione di forza, maturità e, soprattutto, di profonda pace e serenità.
Fermiamoci ora un attimo e chiediamoci: Il Bonsai è un'accurata riproduzione di un albero vero ?
Certamente no,  non ci sono insetti ne uccelli che si posano sui suoi rami, non è parte di un ecosistema, e,  poiché lo si osserva  dall'alto in basso, non riproduce la stessa prospettiva  di un vero albero. 
Eppure il nostro Bonsai ci offre la possibilità di avere una particolare relazione con il vero albero che in piccolo rappresenta, e questa relazione, per essere mantenuta, ha bisogno di continue e particolari cure perché esso possa  sempre continuare ad illuderci della sua esser, suo modo, vero.
La creazione e la cura di un Bonsai  è lo stesso tipo di processo del creare musica nelle nostre case.
 Miniaturizzare per espandere è questo il paradosso dell'arte: quando la musica viene miniaturizzata, e lo è sempre ed in ogni caso, essa può anche acquisire  ed espandere intensità e pathos in modo indipendente dalla nuova dimensione acquisita.
Dovremmo evolverci,  dall' utopica aspirazione a ricreare l'evento reale in casa,  alla raggiungibile realtà  di un sublime Bonsai musicale.
Mi ha sempre affascinato il ricreare,  dal piccolo, la capacità evocativa del grande.  
Ho da sempre intuito, ad onta delle fisiche limitazioni,  le dirompenti potenzialità del piccolo diffusore, dei piccoli altoparlanti, senza magari avere una razionale coscienza del perché di questa potenzialità che, stranamente allora, costantemente non smetteva mai di convincermi.
Oggi il tutto mi appare più razionale: è la bellezza della limitazione.
Senza limitazione non c'è arte, sono ben conosciute le limitazioni dei piccoli diffusori e ci si aspetta poco da loro, ma  è forse questo che li rende magici, la loro capacità di ricreare attraverso una sublime riproduzione della gamma media, una magia musicale che spesso è sconosciuta a sistemi di grande dimensione ed estensione.
Compito del progettista, ed in seguito dell'utilizzatore , il saper estrarre emozioni dall'apparente poco a disposizione: mai , in qualsiasi forma d'arte, il dover miniaturizzare ha rappresentato un limite nel tentativo di replicare l'essenza del reale, semmai è vero il il contrario.
Da un'iniziale e semplicistica ricerca della fedeltà assoluta all'evento originale, oggi la scienza della riproduzione  audio tende sempre più verso la ricreazione di un  evento  generatore di emozione e coinvolgimento, una forma d'arte che vede l'appassionato utilizzatore nella doppia veste di creatore e fruitore dell'opera.
Il diffusore acustico acquisisce un ruolo fondamentale nel tentativo di tradurre un evento in un'emozione. 
E' inutile ribadire che ogni diffusore è un compromesso.
Ho ascoltato ed utilizzato recentemente le Quad ESL 57 : come si fa a non ammettere che hanno delle limitazioni ? Eppure, ancora oggi è un riferimento assoluto per la naturalezza della gamma media !
Tutti le tipologie di diffusori sono  un compromesso:
Lo  sono i grandi diffusori a tromba, seri compromessi…. ma fanno qualcosa che altri non possono fare !
Lo sono i monovia, seri compromessi…ma anch'essi fanno qualcosa che altri non possono fare!
Se creiamo grandi diffusori dobbiamo aver a che fare con grandi mobili che assorbono energia e problematiche di coerenza per la molteplicità delle vie.
Se cerchiamo alta efficienza, perdiamo profondità alle basse eci esponiamo a potenziali colorazioni.
Sopratutto non dimentichiamo il problema principale, la relazione fra ambiente e diffusore, una croce per diffusori a gamma estesissima.
Tutti i diffusori hanno una loro personalità che non è , però, separabile  da quella delle apparecchiature complementari e dall'ambiente in cui si esprimono.
Accordare il tutto è il vero problema , non la tecnologia di questo o quell'altro componente.
L'accordo è il fondamento della musica, l'accordarura è il fondamento dello strumento musicale, l'accordatura è altrettanto il fondamento del riproduttore di musica che sia il singolo componente o l'intero sistema.
Accordo del crossover, accordo degli altoparlanti, accordo del cabinet, accordo della qualità della componentistica, una riproduzione musicale  che vuol coinvolgere l'ascoltatore non  può prescindere dall'accordo della singola e  della molteplicità delle parti.
La finalità ?
La qualità dell'illusione !
Paradossale che spesso la qualità dell'illusione venga  compromessa proprio dal tentativo di avvicinarsi alla realtà, come  il voler , ad esempio, convertire al colore un film o una foto  in bianco e nero !
Un'immagine in bianco e nero può avere una sua forza evocativa che non dovrebbe poter avere per le sue ovvie limitazioni.
Anche qui l'accordo è fondamentale: la sottile analisi e messa a punto delle gradazioni tonali, il controllo delle varie parti del fotogramma, la perfetta coesione dei grigi, è generata dall'ottimale accordatura di ogni elemento tecnico, ottiche, carta, sviluppo, stampa etc.
Una variazione di un dettaglio e tutto deve essere rivisto!
C'è interdipendenza fra il processo fotografico ed il procedimento di assemblaggio di un oggetto o un sistema audio.
Tutto è finalizzato alla creazione di una metafora, non certo della realtà o del realismo.
Ed è proprio la qualità della metafora che conta!
La necessità di una limitazione affinché l'immaginazione possa emergere e dominare è proprietà fondamentale dell'essenza della metafora !

Franco Serblin


p.s.

Con Franco, da sempre, fin dalla fondazione della Sonus Faber nella prima metà degli anni 80, abbiamo condiviso alcuni basilari principi riguardo l'arte della riproduzione musicale.
Questo articolo, elaborato e redatto insieme, rappresenta la summa del suo pensiero, ed  era destinato ad essere pubblicato nella brochure dei diffusori Accordo, la sua ultima opera, attraverso la quale aveva deciso di ripercorrere la sua iniziale strada di semplicità e bellezza.
Questo scritto, pur rappresentando perfettamente il suo pensiero e la filosofia che lo aveva da sempre ispirato, fu  reputato da Franco, per la sua innata modestia ed umiltà,  eccessivamente pretenzioso,  e non volle quindi che fosse pubblicato.


Giuseppe Scardamaglia




lunedì 12 novembre 2012

Stimoli visivi e volume sonoro percepito





Allo stato attuale, pochissime risultano le ricerche sulla relazione suono/colore, intese come volume percepito in funzione di uno stimolo cromatico. Tra queste, alcune effettuate dall'Università di Monaco di Baviera, in particolare dal prof. Alfred Menzel.


In un contesto psicoacustico, è stato valutato il volume percepito da alcuni soggetti, attraverso un ascolto in cuffia, in funzione di stimoli visivi.

In particolare, per verificare se differenti immagini visive possano o meno influenzare il volume percepito di un suono, è stato effettuato un esperimento utilizzando immagini al computer di macchine sportive in vari colori, in particolare una rossa, una verde, una blu ed una verde scuro.

Contemporaneamente, sottoposti a stimolo visivo, i soggetti sottoposti al test potevano ascoltare il rumore di un motore in accelerazione a quattro differenti livelli di volume, rispettivamente 90, 86, 82 e 78 dB.

È stato utilizzato un valore di riferimento in funzione di un colore, 90 dB per una macchina di colore verde scuro.

È risultato che la visione della macchina di colore rosso ha prodotto nell'ascoltatore la sensazione di un volume maggiore del 5% rispetto al riferimento del verde scuro.
La visione della macchina blu e di quella verde chiaro ha prodotto un volume percepito inferiore a quello della macchina rossa e di quella verde scuro.



Questo studio ha confermato un precedente esperimento effettuato attraverso l'ascolto del rumore prodotto da treni di diverso colore, da cui si era evinto il maggior volume percepito dall'osservazione dell'immagine di un treno di colore rosso, rispetto ad altri di colore blu e verde.

Un'ulteriore prova è stata effettuata in merito all'influenza di variazioni di volume percepito in funzione di stimoli visivi generati da oggetti colorati: sono state utilizzati apparecchi radiofonici di colore differente, in particolare di colore grigio, verde, rosso, azzurro e fucsia.

Ancora una volta, in alcuni soggetti sono state riscontrate variazioni percepite con escursioni di circa 1 dB, con il minimo, -0.5 dB per l'apparecchio di colore blu ed un massimo di + 0,5 rispetto al riferimento per quello di colore rosso.

Un ulteriore, interessante test effettuato sempre dal Dr. Menzel ha permesso di valutare l'incidenza dell'illuminazione sulla quantità di volume sonoro soggettivamente ritenuto confortevole.

Per determinare se l'illuminazione avesse o meno un ruolo nella misurazione del livello percepito del parlato, sono stati effettuati due esperimenti, uno sotto normale illuminazione ed uno in totale assenza di luce.
Nel primo, i soggetti sottoposti al test hanno ricevuto istruzioni al fine di valutare e regolare il livello sonoro fino a raggiungere quello ritenuto ottimale.

In seguito, ripetendo la prova al buio, si è scoperto che il livello sufficiente per un parlato confortevole in questa condizione, era più basso di circa un decibel rispetto alla misurazione con la stanza illuminata.
Alcuni soggetti hanno reagito con valori più elevati di necessità di riduzione del volume, in alcuni casi fino a sei decibel .

Il commento ai risultati della prova, osservata la riduzione del livello di volume ritenuto confortevole in condizioni di oscurità, non trae una conclusione univoca ma estende l'interpretazione del fenomeno a due possibilità: l'una, che l'incremento del volume necessario in condizioni di illuminazione sia causato dagli stimoli visivi che distraggono l'attenzione dal parlato; o, inversamente, che la riduzione del volume richiesta in condizioni di oscurità sia causata da una maggiore attenzione allo stimolo acustico, o da una combinazione dei due meccanismi.

Un'ulteriore possibilità di interpretazione è quella che il soggetto percepisca un volume maggiore in condizioni di oscurità, condizionato ancestralmente dall'associazione di queste condizioni alla notte ed alla conseguente sensazione di calma, quiete e di minor rumore interferente, diversamente dalle condizioni di luce, associate a maggior rumorosità.

In conclusione, non è univocamente chiarita la motivazione della minor necessità di volume sonoro in condizioni di oscurità e conseguentemente, all'opposto, di una maggior quantità di livello acustico in condizioni di luminosità.

Le variazioni acustiche percepite, fra le condizioni di buio e di luce, risultano oscillanti da un minimo di 1 ad un massimo di 6 decibel.

__________________________________

Giuseppe Scardamaglia

sabato 6 agosto 2011

Franco Serblin "Accordo"


cliccare sulla foto per ingrandire
______________________________________________________

Hong Kong audio visual 5/7 agosto 2011.

http://www.my-hiend.com/vbb/showthread.php?t=4247&page=6

Anteprima mondiale: Franco Serblin "Accordo".

______________________________________________________

Caratteristiche tecniche:
_______________________

- Diffusore acustico a due vie, esclusivamente utilizzabile su stand dedicato, a corredo.

- Geometria speculare, camera interna asimmetrica, pareti non parallele.

-Cabinet in legno massello , singole parti totalmente disaccoppiate tramite inserti in alluminio- magnesio finalizzate ad una migliorata risposta all'impulso, protezione da emi ed rf, ed ottimizzazione delle risonanze.

-Stand progettato al fine di un'ottimale integrazione meccanica con il diffusore. Crossover posizionato all'interno dello stand per ridurre o eliminare interazioni magnetiche fra altoparlanti e componentistica passiva.

- Tweeter: Ragnar Lian 29mm , lo stesso utilizzato nel modello "Ktema"

- Woofer: 15 mm Scanspeak , sliced paper, ottimizzato su specifiche per un 'ottimale controllo del break-up alle alte frequenze.

- Crossover: Approccio minimalista, basse pendenze d'incrocio, ottimizzazione della in fase finalizzata ad una precisa focalizzazione, ampio soundstage e profondità dell'immagine sonora.

_ Componentistica acusticamente selezionata , condensatori MKP premium grade, induttanze in aria e resistenze antiinduttive.

- Risposta in frequenza: 40...33000 in ambiente.

- Impedenza nominale: 4 ohm

- Sensibilità: 86 db/w/mt

- Potenza minima consigliata: 20 w per canale.

- Dimensioni : 36 cm (a), 19 cm (l), 36 cm (p).

- Altezza Stand: 74 cm

- Peso: 32 kg la coppia, stand inclusi.

- Finiture: Noce naturale massello/ parti in alluminio cromato.

Legno grigio/parti in alluminio cromato.

venerdì 15 aprile 2011

15/16 aprile 2011: Franco Serblin " Ktema" a Palermo.




Era il 2006 quando Franco Serblin scelse di lasciare in mani capaci l’Azienda da lui fondata e diretta per molti anni con grande passione e amore per la Musica.
Dalla sua ispirata matita sono nati diffusori che hanno segnato la storia della riproduzione musicale sia italiana che internazionale, orgogliosamente posseduti da schiere di appassionati in tutto il mondo che mai se ne priverebbero.

Un artigiano, così ama definirsi Franco Serblin, che non ha potuto né voluto fermarsi e compiacersi di quanto, seppure notevolissimo, aveva già fatto per questo settore.

Eccolo quindi ritornare in questi ultimi anni a disegnare, a testare altoparlanti, a riflettere su idee e soluzioni nuove. Serenamente, senza l’urgenza o le pressioni che a volte il mercato impone, assecondando il proprio istinto e sensibilità, per il puro piacere della ricerca e per quell’esigenza interiore che da sempre lo spinge, con umiltà e dedizione, a servire la Musica e chi la ama.

Ktêma è il nuovo diffusore di Franco Serblin: una creazione che rende omaggio ai progetti del passato, celebrando 30 anni di storia nel settore, e che parla al contempo un linguaggio nuovo.


Per rappresentare in Italia la sua nuova creatura Franco ha scelto la LP Audio di Luca Parlato che, per sensibilità musicale e passione dimostrate fino ad ora, gli è parsa essere la scelta più indicata.

Ora è giunto il momento di incontrare la nuova creatura di Franco Serblin, di apprezzarne i contenuti ed ascoltarne la voce.

Nei giorni 15 e 16 aprile, in contemporanea nazionale, Ktêma sarà presentata al pubblico presso i primi punti d’ascolto:


Audioplus Via Crispi 77 San Benedetto del Tronto (AP) Tel. 0735 593969 www.audioplushiend.it


Audio Video Club P.le Giusti 8 Vicenza Tel. 0444 324774


Hyper-Fi Via La Marmora 88 Palermo Tel. 091 300505


Musica&Video Via Piangipane 311 48124 Piangipane (RA) Tel. 0544 419138 www.musicandvideo.it


Taxivision Via Verdi 21 Torino Tel. 011 882185 www.taxivision.it


Ktêma sarà una presenza stabile presso questi rivenditori e gli appassionati potranno quindi ascoltarla anche successivamente all’evento di introduzione. Maggiori informazioni sui siti:








____________________________________________________



Commenti
__________________

Anonimo ha detto...

la vita e' fatta di momenti oggi ho vissuto momenti meravigliosi ascoltando le splendide ktema presso il negozio di Giuseppe Scardamaglia a Palermo la prima sensazione e' stata quella di una grande presenza scenica che conferiva tridimensionalita' ad un suono estremamente corretto e pulito piu' ascoltavo piu' mi sentivo coinvolto piacevolmente trasportato dalla musica che sgorgava dai diffusori con una purezza mai udita prima signor serblin la ringrazio per aver creato un diffusore meraviglioso che riesce ha trasformare suoni in emozioni e pura poesia

15 aprile 2011 13:05

___________________________________________________________

ginlotus ha detto...

In questi giorni ho avuto,grazie a Giuseppe Scardamaglia,propietario del prestigioso negozio Hyper-fi di Palermo,la possibilità di ascoltare questa nuova creatura di Franco Serblin.Io posso affermare che, dopo 12 anni di audizioni fatte in svariati negozi e fiere del settore,non avevo mai ascoltato nulla che mi avesse fatto venire la voglia di sostituire le mie splendide Amati Homage,acquistate da Giuseppe a suo tempo.La cosa che mi ha sconvolto maggiormente nell'ascolto delle Ktema è stato la incredibile scena di questi diffusori,ed anche se la timbrica assomiglia a quella delle mie casse,queste nuove hanno raggiunto una naturalezza ed una tridimensionalità che ti danno la straordinaria sensazione di essere materialmente avvolto dal suono.
Come se si stesse ascoltando in Dolby Digital.
L'altra cosa che ti affascina ascoltando la musica che esce da questi meravigliosi stumenti è rappresentata dalla delicatezza della sua timbrica,che sembra quasi provenire da un trasduttore a due vie e contemporaneamente la melodia non viene solamente riprodotta, ma viene proiettata verso l'ascoltatore con una energia straordinaria, che solo una cassa da pavimento può possedere, con l'assoluto controllo della gamma bassa che scende soavemente smorzata sino a delle frequenze incredibilmente basse.
Grazie Serblin per avermi fatto il meraviglioso dono di concedermi nuovamente ,dopo tanti anni,l'emozione di provare dei brividi nell'ascoltare un impianto Hi Fi.
E grazie a Giuseppe di avermelo permesso.
Ginlotus

17 aprile 2011 03:48

_________________________

leggi altri commenti...

lunedì 7 febbraio 2011

Riproduzione dei suoni musicali



by Lorenzo Russo

La riproduzione dei suoni musicali contiene l'imprescindibile, irrimediabile peccato originale: l'evento spazio temporale deve accadere una seconda volta. In origine abbiamo registrato un evento spazio temporale, sempre e comunque mediante una ripresa ARBITRARIA a causa della totale non corrispondenza tra comportamento del microfono e dell'orecchio umano ( questo sarà oggetto di altre discussioni perchè da li passa la possibilità di prelevare un segnale più ADATTO alla riproduzione). Quindi abbiamo una ripresa sonora, meglio, anzi unicamente definibile come SEQUENZA ed andiamo a sbobinarla nella riproduzione. Immettendo i suoni in ambiente essi interagiscono creando una ulteriore storia spazio temporale che interagisce con la prima. Prima di immetterla la alteriamo nei tempi di esistenza (capitolo ad hoc), dopo l'immissione creiamo una storia spazio temporale che determina INTERAMENTE la percezione. Se l'informazione primaria mi definisce posizione, dimensione e spettro del suono ripreso, l'informazione secondaria mi fornisce informazioni in contraddizione con la prima; nascono incongruenza dell'informazione ed il mascheramento per suono correlato che sono gli artefici di tutti i danni possibili ed immaginabili con fenomeni di ampiezza infinita (interdizione totale dell'informazione) e caoticizzazione irrecuperabile dello spazio sonoro con diluizione della sensazione sonora spesso erroneamente attibuita alle sole intensità relative delle diverse armoniche ed alle variazioni di livello generale (la cosiddetta dinamica). Per una descrizione completa dei fenomeni occorre la modellizzazione a componenti perfetti dei sistemi di riproduzione del suono, lavoro originale ed esclusivo Moss, solo tale modellizzazione può indicare quali sono gli errori sistematici che se non vengono individuati e rimossi impediscono qualsivoglia avanzamento della tecnica ed il miglioramento dei sistemi e dei componenti. MODELLIZZAZIONE A COMPONENTI PERFETTI significa che consideri l'ampli perfetto, risposta 0-:- un miliardo di Hz, fase zero, distorsione zero, frontale e lucine che vuoi, colore viola.......heep, dicevamo perfetto.....; altoparlante perfetto, come sopra, sorgente perfetta etc. diffusori idem e VAI A RAPPRESENTARE QUALI SONO GLI ERRORI CHE ANCORA IL SISTEMA COMPIE. Scopri, se la sai fare, che il sistema compie errori di ampiezza infinita a causa della non invarianza OVVERO del mascheramento, che il dominio del tempo e quello della frequenza non sono rappresentazioni equivalenti (tolto questo pilastro CASCA IL MONDO, se entiende cosa vuol dire), le misure SONO ESTRANEE, non che sbagliano, non si possono proprio fare, l'intera FISICA si chiama fuori. Non può essere compresa l’assoluta necessità di ricorrere a dispositivi così sofisticati ed estremi se non si ha la percezione della entità dei fenomeni in gioco; per una anche se estremamente sintetica disamina dei fenomeni si deve partire dall’analisi dell’ascolto di suono musicale prodotto da strumenti che immettono direttamente in ambiente il suono da essi prodotto (attenzione a tutti i termini usati!); l’elemento assolutamente più caratterizzante di tutta la fenomenologia è che non esistono informazioni che si contraddicono ovvero incongruenti, qualunque cosa accada il cervello riesce a costruire una realtà spazio temporale, qualunque essa sia sul piano estetico del suono che del contenuto musicale, costruisce una realtà che è sempre congruente a se stessa anche al variare della posizione dell’ascoltatore in ambiente e quindi al variare della parte di suoni ricevuti. Solo se è congruente quello che immetto in ambiente posso sperare che sia congruente quello che ricevo; soddisfatta in tutto o in massima parte questa condizione posso sperare che il cervello faccia con i suoni ricevuti cose analoghe a quelle dell’evento dal vivo. L’assoluta congruenza dell’evento dal vivo è totalmente compromessa dalle tecniche di ripresa dei suoni e dalla circostanza che l’evento registrato DEVE ACCADERE DI NUOVO; in corso di riproduzione si verifica una notevolissima e pressoché insanabile caoticizzazione dei suoni, a questo si aggiungono una notevolissima serie di cause che fanno aumentare i tempi di esistenza dei suoni che provocano effetti di mascheramento di entità fino ad ampiezza infinita, ovvero parte dell’informazione viene totalmente interdetta all’ascolto; quando non è interdetta l’informazione perde la capacità di produrre una intensa sensazione sonora ovvero complessivamente si osserva una diluizione della sensazione, i suoni perdono la loro forza deflagrante, esplosiva ( a qualsivoglia livello agiscono) . Il mascheramento E’ IL FENOMENO CHE GOVERNA TUTTO L’ASCOLTO DEI SUONI MUSICALI, sia dal vivo che in riproduzione, tale fenomeno è la causa della non invarianza del sistema, più facilmente definibile come tempo-varianza ovvero quello che ascolto DIPENDE DA QUELLO CHE HO ASCOLTATO FINO ALL’ATTIMO PRECEDENTE ; la cosa sconvolgente, di cui la pseudo scienza ufficiale non vuole darsi pace e che moltiplica la dimensione già madornale dell’errore è che se osservo i fenomeni attraverso metodologie e strumenti della Fisica il fenomeno del mascheramento NON ACCADE! Cosa si vuole osservare e descrivere se il fenomeno non accade? Un microfono somma tutti i suoni (rispetta la sovrapposizione degli effetti secondo somme variamente lineari) l’orecchio umano in concorso col cervello fa le differenze ed ognuno (soggettività) seleziona a modo suo i suoni da osservare e con essi compie giochetti che solo lui lo sa. La FISICA si chiama fuori in presenza di un sistema non invariante (tempo variante) ovvero di grandezze che ogni volta che vado a misurarli presentano un valore diverso che non si riesce neppure ad ipotizzare da cosa viene fatto cambiare sia per numero di fattori in gioco che per entità degli sbalzi ( salto di grandezza infinita). La soggettività non esaurisce la problematica degli ascolti anzi è un concetto collaterale ma affatto diverso dalla non invarianza; se sollevo un peso, la fisica mi dice il valore del peso che è e resta invariante, man mano che passa il tempo la sensazione di peso cambia (in modo diverso se è un bambino o un sollevatore di pesi ma per entrambi cambia al trascorrere del tempo) fino a che il peso diventa insopportabile. Come faccio a misurare la sensazione “peso”?, quale correlazione posso trovarci sia intersoggettiva che intrasoggettiva ? Per la fisica le grandezze sono entità invarianti cui possiamo associare un numero che corrisponde alla realtà a meno dell’errore di misura, per l’essere umano i fenomeni vengono elaborati per costruire i significati; quale corrispondenza può e potrà mai esserci tra fenomeno e significato? Le risposte sono di una banalità estrema………………..e allora………….cosa stiamo e continuiamo a fare con questi suoni musicali? Continuiamo a misurare ed a cercare correlazioni tra un ambito di non esistenza dei fenomeni ed un ambito di unica esistenza dei medesimi? Ha senso, un qualunque senso, andare a prendere l’ordine di arrivo di una competizione in un punto diverso dal traguardo di arrivo? I suoni musicali sono esattamente in competizione tra loro, arrivano solo quelli prevalenti e più persistenti; è l’ascoltatore che ne determina ordine di arrivo ed importanza relativa: quello lo mette in attesa e lo ricombina con l’altro perché SA che cosi deve essere (aspettativa) altri li attenua perché SA che gli danno fastidio, altri li trasforma perché cosi SA di rendersi più felice Il problema è quando va l’amico ad ascoltare il suo impianto poiché il suo amico NON SA tutti i trucchi che lui mette in atto quando ascolta ed allora gli chiede: ma che ascolti questa immondizia?

______________________________________________________________________________________________________________________

Nuove categorie



Come giudicare un impianto che riproduce suoni musicali?
Senza la definizione delle categorie di osservazione e delle modalità di formazione dei giudizi di valore si resta nel caos prodotto dagli "esperti di comunicazione" che come primo ed unico obiettivo hanno distrutto gli strumenti con cui si comunica: parole e metafore.
Il conformismo, l'assenza di analisi critica, il pressapochismo, il volontarismo, il dilettantismo, le inclinazioni personali etc. etc. alimentati dall'incultura generale e specifica hanno prodotto l'orrore!
L'orrido esposto e contemplato e venerato e commentato e....non visto, dipende dalla deformazione mentale prodotta nel fruitore da una stampa VOTATA a produrre consumo invece che informazione e cultura; il tradimento, prima che del lettore è avvenuto nei confronti delle stesse FUNZIONI primarie dello scrivere: informare e comunicare!
Una stampa che essa per prima guarda alla realtà da raccontare con occhi deformanti a causa della mancanza di selezione degli scriba prima, durante e dopo l'esercizio scribatorio!
Parole e metafore dell'hi-fi sono logore, sono equivoche sono fuorvianti.
La fondazione di alcunchè che prevede scambio di esperienze al fine di condivisione della medesima passione ed al fine della comprensione e statuizione dei valori in campo, passa per la creazione del LINGUAGGIO.
Occorre, prima che assemblare l'impianto assemblare i concetti; di quelli tecnici se può fare a meno; in questa fase storica l'audiofilo farebbe meglio ad astenersi dal tentativo di comprendere le cose dal punto di vista tecnico, sono cose molto, molto difficili, sfuggite all'analisi ed alla comprensione dell'universo mondo per oltre cento anni (il suono che nasconde se stesso e che non si fa pertanto neppure indagare), per concentrarsi sull'analisi del risultato della riproduzione imparando a descriverne e giudicarne le caratteristiche.
Il PASSAGGIO dall'estetica del suono musicale dal vivo a quello riprodotto richiede una serie di elaborazioni tecniche e culturali proprio per arrivare ad affidarsi al sistema sapendo che sta facendo il minor numero di errori e pertanto pacificarsi ed ACCETTARE quello che fornisce per una sempiterna ed appagante fruizione dei suoni musicali-
L'audiofilo sa che c'è ma non sa dove è e perchè non raggiunge la piena e duratura soddisfazione d'ascolto.
Una persona venuta ad ascoltare il full moss si è espresso in questi termini: io ho sempre saputo che doveva essere cosi, che poteva esserci, solo non sapevo dove e come ottenerlo!
E dunque: elaborazione di concetti e linguaggio per esprimerli per POTER arivare al risultato che PRIMA deve essere definito e dopo PERSEGUITO!
Comincio dalla fine; adesso CONVIENE prendere conoscenza del sistema moss e da li partire perchè la parte più scabrosa è stata dipanata.
La risposta alle ombre di Platone è comunque la creazione delle categorie di osservazione e le modalità di attribuzione dei giudizi di valore; sembra complicata ma è semplice: se devi selezionare un saltatore in alto devi conoscere le caratteristiche morfologiche più adatte in partenza e poi "vedere" dove si arriva con l'allenamento.
Il risultato è totalmente determinato dalla non invarianza ovvero dalla STORIA che accadrà.
Le categorie di osservazione discendono direttamente e totalmente da quelle dell'ascolto dal vivo ma non nel senzo di cercare il suono come dal vivo, richiesta legittima se fosse stato messo su disco, ma di riconoscere gli elementi costitutivi del suono dal vivo: congruenza, sonorità, dimensione e modalità di emissione, dei singoli strumenti e degli insiemi orchestrali, coesistenza tra i suoni, fusione o amalgama restando perfettamente distinti, dinamica espressiva invece che variazioni di livello sonoro etc. etc.
Bisognerebbe partire da qui perchè se non sai distinguere e giudicare come puoi scegliere?
E poi ci vogliono mezzi tecnici formidabili; andare a tirare fuori il segnale dal disco e SPERARE che poco poco assomigli alla realtà del segnale inciso sono dolori, tant'è che nessuno si è neppure avvicinato e poi, non alterarlo nel percorso fino all'altoparlante oggi non si sa neppure cosa vuole dire e poi, farlo arrivare all'orecchio, anzi al cervello, è materia sconosciuta all'universo mondo.

______________________________________________________________________________________________________________________

Percezione



L'individuo costruisce due realtà spazio temporali, una con l'occhio, l'altra con l'orecchio (dovrei dire tre, l’altra con la fantasia ma la cosa si complicherebbe troppo).
Le due realtà debbono essere congruenti altrimenti si creano conflitti insanabili.
La costruzione della realtà si avvale della esperienza acquisita e delle modalità di elaborazione del cervello che opera sia in modo automatico che in modo comandato, a volte per agevolare il raggiungimento della congruenza a volte per porre delle questioni da risolvere.
Se qualcuno mi fa il giochetto del playback, parla davanti a me e fa giungere la voce da dietro la cosa non mi fa ne caldo ne freddo, riesco a far congruire i due input perché conosco il trucco.
Proviamo a fare il giochetto ad un aborigeno, quello impazzisce, non avendo esperienza precedente non può far congruire le due cose.
E’ un poco la storia di tutti i trucchi del prestigiatore, finché non conosciamo il meccanismo di inganno la meraviglia è totale fino allo sconcerto! Cosa ci salva? solo la consapevolezza che c’è il trucco, non sappiamo come e dove ma sappiamo che c’è!
L'esigenza di far congruire le diverse informazioni ci porta durante l'ascolto a mettere in atto tutta una serie di trucchi con i quali si evita di far nascere il problema da dover poi risolvere.
Se io mi METTO con l’ATTEGGIAMENTO di non volermi meravigliare allora riesco pure a non meravigliarmi ( cervello che opera in condizioni comandate…..pregiudizi etc); poiché di questi trucchi e meccanismi ognuno mette in campo i suoi ditemi voi se quello che ascolta uno può essere paragonato a quello che ascolta un altro.
Uno per tutti è il meccanismo dell'attenzione differenziale e/o preferenziale collegata all'aspettativa della sensazione che si và a produrre:se so che sta per arrivare il tratto difettoso del brano attenuo l'attenzione e mi faccio meno male, vado poi a prestare attenzione solo a quello che più mi piace.
Uno che non conosce il pezzo (o che NON VUOLE SCHERMARSI) lo ascolta tutto senza schermature e quando arriva il difetto prende la tranvata!
Non vi sembra di stare ad ascoltare l'impianto del vostro amico?
Lui beato, voi inorriditi!
Tutta la lunga premessa ed escursione per porre il problema fondamentale: congruenza e meccanismi di formazione della sensazione.
Se sono in camera anecoica l'aspettativa data dalla esperienza è che in un ambiente chiuso ci debbono essere le riflessioni se mi introduco in un ambiente dove le riflessioni non ci sono la nuova realtà non è accettata, ed inoltre le riflessioni contenute nel segnale riprodotto non congruiscono con la nuova realtà di assenza di riflessioni.
L'insufficienza delle informazioni spazio temporali e la loro caoticizzazione in sede di riproduzione provocano ulteriori problemi; ogni microfono mi porta informazioni spazio temporali diverse, quanti ambienti di originario svolgimento dell’evento debbo allora costruire?
Se ne costruisco uno e lo rendo congruente con i trucchi non posso comunque accettarne un altro.
Quella della camera anecoica è la stessa problematica che investe l'ascolto in cuffia per l'insanabile incongruenza tra aspettativa di comportamento dell'ambiente ove si ascolta e la realtà spazio temporale che si percepisce.
Un’ ultima annotazione: il guardare non influisce più di tanto sulla costruzione visiva dell'ambiente per mezzo dei suoni , il suono mi porta informazioni con le quali costruisco una realtà di spazio che successivamente faccio congruire con le altre informazioni spaziali che ho immagazzinato in memoria, se la contraddizione nasce rimane insanabile anche se non guardo ( tuttavia ad occhi chiusi si consegue una maggiore concentrazione sulla costruzione della realtà portata dai suoni e qualche aiutino a far quadrare i conti si ottiene; a far quadrare i conti non a costruire una migliore realtà spazio temporale!).
La visione di un filmato associato al suono aiuta a mettere in campo i trucchi attraverso una attenzione richiamata che rende privilegiata l'informazione sonora associata all'immagine.
Se si venisse introdotti ad occhi bendati in un ambiente la costruzione preventiva dello spazio avverrebbe automaticamente a partire da qualsivoglia rumore ambientale.
Niente saprei dire per una persona che non abbia mai avuto l'esperienza della vista, forse ha meno problemi di congruire i suoni e da quel versante sta meglio degli altri.
Alla fine di tutto non c’è abbondante materia per condurre sperimentazioni di ascolto ed osservazioni diverse dalle solite?
Dal momento in cui rilevi una incongruenza non c'è più nulla da fare, non accetti più quello che ascolti!
E DEVI................DEVI cambiare!

il cervello fa queste ed altre cose non ancora spiegate, ad esempio elabora il mascheramento anterogrado: il mascheramento accade prima che ci sia la causa mascherante!
io ritengo che sia stata sbagliato il modo di rappresentare la fenomenologia; il cervello mette in attesa le informazioni che riceve e le elabora in tempo differito; in tal modo può creare un ordine di arrivo dell'informazione invertendo i tempi ovvero dice che è stato mascherato prima che arrivasse il segnale mascherante.
La spiegazione è sul puro filo della logica a partire da una incongruenza altrimenti insanabile: non può aver causato efetto alcuno ciò che ancora non ha operato è come se l'effetto precedesse la causa!.
Tutto quello che ci sembra OGGETTIVO è in realtà INTERPRETATO!
Noi costruiamo la nostra realtà e non sappiamo nemmeno noi come perchè una parte della costruzione avviene in automatico, una parte con azione di volonta ed una parte , la più insidiosa, con manovre che noi nascondiamo a noi stessi!
Vedi tutta la psicologia!

Il concetto di campo riverberato in riproduzione porta fuori strada ed anzi ha portato fuori strada anche per l'evento dal vivo ove i moderni architetti alla Renzo Piano progettano in funzione dei tempi di riverbero trascurando TUTTO il necessario.
Per i suoni dal vivo si è affermato che l'ascoltatore, all'istaurarsi del campo riverberato, non percepisce più la provenienza dei suoni; questo è un esempio di sviamento mistificatorio dell'ascoltatore: se il tizio è presente in sala dall'inizio della produzione dei suoni conosce chi li ha generati e la relativa collocazione e pertanto CONTINUA a saperlo anche in presenza del campo riverberato; se non fosse sviato lui affermerebbe: vengono da li, anche se non ne percepisse più la provenienza.
La memoria e l'esperienza non sono fattori inseribili nella scienza fisica, , sono elementi costitutivi e motori della non invarianza.....e li gli scienziati rimangono fregati.
Nella riproduzione occorre preoccuparsi della prima fase ovvero di quello che accade quando l'informazione gira in ambiente creando nuove sorgenti virtuali che contraddicono quelle reali della informazione primaria.
All'istaurarsi del campo riverberato i giochi sono fatti e se non hai predisposto opportunamente le cose non c'è più nulla da fare.
L'intera ACUSTICA TECNICA non è idonea alla descrizione dei fenomeni e soluzione dei problemi in sede di riproduzione dei suoni musicali proprio perchè trascura la STORIA SPAZIO TEMPORALE che è esattamente e senza sconti la definizione di suono musicale e poi perchè non si è mai occupata di suoni musicali riprodotti ovvero della SOVRAPPOSIZIONE di due eventi spazio temporali.

Con una storia spazio temporale dotata di informazioni primarie e secondarie, avrai esiti differenti per ciascun ambiente vero e per ciascun ambiente finto; quello che ascolterai lo saprai dopo, prima il tema è mettere in funzione mezzi che compiano il minor numero di errori POSSIBILI, e questo oggi si sa fare perchè si sa quali sono gli errori, in primis, e come non farli accadere in secundis.
Tu hai a che fare con un segnale che ti viene dato tal quale finchè non cominceremo a registrarlo in altri modi di cui c'è qualche IPOTESI;
il compito della riproduzione è andarselo a prendere dal supporto e portarlo al cervello; poco o tanto che sia è il TUTTO, per andare oltre devi andarti a prendere i suoni musicali nell'evento dal vivo ovvero tirare fuori una storia spazio temporale, una SEQUENZA, che non contenga contraddizioni insanabili quanto a livelli e posizioni relative dei diversi strumenti.

Informazione primaria quella presente nel disco; informazione secondaria quella prodotta lungo tutta la catena con la alterazione dei tempi di esistenza ed infine quella prodotta nella immissione dei suoni in ambiente d'ascolto e dall'ambiente d'ascolto;
riflessione, diffrazione, diffusione per quanto riguarda sia il diffusore che l'ambiente.
Se nasce una sorgente virtuale nello spazio tra i diffusori questa contraddice immediatamente l'informazione pervenuta dall'altoparlante; le riflessioni che arrivano nel punto di ascolto danno una SEDE, uno SPAZIO ai suoni che contraddice l'ambiente originario.
Per RIDURRE quanto più possibile e fino al LECITO occorre il controllo dell'emissione, si comincia con la rigidezza dinamica del diffusore e si passa alla storia dell'onda posteriore facendo si che l'onda non VEDA il diffusore; occorre poi il controllo della ricezione dei suoni (vedi trattamento attorno all'ascoltatore).
Ottenuta l'informazione primaria non contraddetta si ascoltano STRUMENTI CHE SUONANO invece che il suono degli strumenti.

_____________________________________________________________________________________________________________________

Modellizzazione a componenti perfetti, errori e dinamica espressiva.



MODELLIZZAZIONE A COMPONENTI PERFETTI significa che consideri l'ampli perfetto, risposta 0-:- un miliardo di Hz, fase zero, distorsione zero, frontale e lucine che vuoi, colore viola.......heep, dicevamo perfetto.....; altoparlante perfetto, come sopra, sorgente perfetta etc. diffusori idem e VAI A RAPPRESENTARE QUALI SONO GLI ERRORI CHE ANCORA IL SISTEMA COMPIE.
Scopri, se la sai fare, che il sistema compie errori di ampiezza infinita a causa della non invarianza OVVERO del mascheramento, che il dominio del tempo e quello della frequenza non sono rappresentazioni equivalenti (tolto questo pilastro CASCA IL MONDO, se entiende cosa vuol dire), le misure SONO ESTRANEE, non che sbagliano, non si possono proprio fare, l'intera FISICA si chiama fuori.
Cose da annichilire anche le statue di sale dal momento che qualcuno SCIENTIFICAMENTE comunica e dimostra ciò; questi invece si dedicano al Deep stereo ed amenita varieeconnesse misure e CORRELAZIONE con l'ascolto incluso.

Io ho individuato gli errori sistematici che qualsivoglia sistema compie nel riprodurre i suoni musicali e sto indicando le tecniche per ridurre questi errori, il risultato prestazionale, a quanto è dato di conoscere, dipende solo dal livello a cui ciascuno si vuole spingere; poichè il tema tecnico omnicomprensivo di tutto è ridurre i tempi di esistenza dei suoni al loro valore originario e a partire da lì costruire una storia spazio temporale che conferisca al segnale il massimo della coerenza e congruenza, ancora non è dato di vedere dove si colloca il FONDO!
Siccome alcune tecniche sono molto invasive dell'ambiente (ancorchè imprescindibili) la decisione di attuarle dipende anche da fattori estranei alla prestazione pura; per fare un esempio se uno indica come fare una macchina da corsa l'altro può obiettare che la sua auto deve avere quattro posti e che deve portarci a spasso la famiglia; nascono due mondi pressochè incomunicabili ove se uno pretende di portare a spasso la famiglia con una formula tre lo prendono per pazzo mentre se pretende di mettersi a correre con la berlinona oltre che preso per pazzo fa pure ridere.
La metafora delle auto da corsa è facilmente estendibile anche dal versante dei costi.
Una giornata in pista con una vettura da trofeo turismo nazionale costa oltre diecimila euro; perchè qualcuno spende quei soldi?
Perchè invece di andare a spasso si mette a girare in tondo e non vede neppure il paesaggio e rischia di farsi male?
Perchè è motivato a farlo!

E' necessario ripartire da zero.
Ad esempio attribuendo importanza zero alla distorsione!
Non perchè la distorsione non sia importante in assoluto ma perchè prima che il fenomeno distorsivo abbia una importanza rispetto ai fenomeni di ampiezza infinita causati dal mascheramento per suono correlato occorrerà avere in casa almeno cento Kg di feltro variamente modellato e posizionato.
Occorre ripartire da zero.
Ad esempio sviluppando una branca dell'acustica tecnica che si occupi di riproduzione dei suoni musicali; tutta l'acustica tecnica nota si è occupata di sonorizzazione degli ambienti (chiusi o all'aperto) e tutto quanto acquisito non serve a nulla (cosa MI importa di quello che succede ad un metro da dove ascolto IO?).
Occorre ripartire da zero.
Ad esempio affinando le metodologie di ascolto e portando alla luce i meccanismi di inganno; solo all'ascolto ACCADE CHE SI FORMI LA SENSAZIONE SONORA, prima non accade NULLA!
COSA VADO A MISURARE SE ANCORA NON E' ACCADUTO NULLA?
Voglio dire che se questi sono i miliardi di atleti alla partenza questo è l'erdine di arrivo?
ALLORA NON DEBBO FARE MISURE, DEBBO FARE PRONOSTICI!
Nuove categorie di osservazione dei suoni musicali devono essere formulate ed i vecchi arnesi gettati nel secchione dell'immondizia, cancellando ad esempio vocaboli e concetti legati alla focalizzazione, macro e micro dinamica, dinamica, velocità e compagnia bella e ricominciando ad osservare i sistemi secondo questi due principali criteri: ascolto il suono degli strumenti o strumenti che suonano?
Come percepisco la dinamica espressiva al variare dei mezzi che utilizzo?
All'interno di queste categorie di osservazione c'è la congruenza dell'evento spazio temporale attraverso l'osservazione di quanto i suoni appartengono allo strumento che li ha prodoti e se questo strumento è sempre lui o cambia faccia ad ogni nota.
Se quando canta Ella percepisco qualcosa di come è fatto il suo animo, bene, altrimenti non vale neppure la pena di stare a sentire e cosi per l'interpretazione di ogni musicista!
Le tecniche sviluppate sono applicabili a qualsiasi impianto, la prestazione dipenderà, ma mi sembra scontato, da quanto estesamente le applico.
L'aereodinamica è una scienza che fornisce metodologie e mezzi, più ne approfondisco la conoscenza e ne metto in atto i dispositivi più ottengo risultati.
Posso anche trascurarla completamente, chi me lo PROIBISCE? o detto in altri termini: chi può obbligarmi a mettere un alettone sulla mia vettura da passeggio?
I personali artifici cerebrali che ciascuno genera quotidianamente non hanno la valenza negativa che sembri attibuirgli: noi siamo quello, generatori di artifici cerebrali cioè creatori di realtà, di giudizi e di valori; tutta l'attività si svolge sotto la diretta ed unica responsabilità personale!
Per il resto non mi piace il termine filosofia applicato a cose che, giuste o sbagliate, sono da considerare di scienza tecnica!

Ma....sottopongo incidentalmente a riflessione......allora l'Arpa, la chitarra classica non hanno dinamica?
Se un violino suona senza variazione di livello non c'è dinamica?
Quando introdurremo nei nostri ragionamenti la DINAMICA ESPRESSIVA in cui la variazione di intensità sonora è solo ACCESSORIA?
La SONORITA' degli strumenti descrive e ricomprende TUTTA LA DINAMICA esistente nei suoni musicali; le strutture armoniche ricomprendono e descrivono MOLTO MEGLIO la risposta in frequenza che di per se è priva di SIGNIFICATO con i suoni musicali (vogliamo misurare o rappresentare la risposta in frequenza di una tromba, di un timpano?).
Dovè sta la sonorità negli impianti noti?
Adesso è invalso il concetto della entrata in coppia dell'impianto, mutuando dal gergo automobilistico; una botta di accelerazione per tornare indietro (si dovrebbe dire frenare se andassero avanti......ma.....questi corrono indietro da un pezzo) ad una maggiore barbarie ed incultura.
Certo che se non ci metti l'ANIMA non suonano!
Ma pure se te la danni l'anima.....non suonano!
Poi parlano pure di musica, quando si tratta di DIROTTARE, ed allora l'interpretazione cosa è se non DINAMICA ESPRESSIVA e CONGRUENZA nel racconto musicale?

Si dovrebbe discutere a fondo, continuamente sul cambio di prospettiva, non so di fatto quanto sia penetrato il concetto, la differenza tra il suono di uno strumento ed uno strumento che suona.
oggi si può fare, ma posso anche solamente ipotizzarlo, di costruire perfettamente il suono di un violino con tutte le sue armoniche e tutti i suoi inviluppi; quello che nessuno al mondo potrà fare mai e produrre artificialmente uno strumento che suona; la differenza tra i due è la DIVERSA STORIA SPAZIO TEMPORALE CHE PRODUCONO.
La storia spazio temporale consiste in una SEQUENZA che ha l'infinito sincronismo prodotto dall'ambiente dove il suono evolve e l'infinita CONGRUENZA della realtà di prima generazione che non viene "mai" contraddetta.
(il mai si applica in realtà ai soli ambienti stato dell'arte ove l' infinita congruenza si assume "per definizione").
La sequenza è caratterizzata e costruita con i singoli tempi di esistenza.
In riproduzione il compito, che definito il da farsi appare pure "facile", è non alterare i tempi di esistenza e nel portare il segnale all'orecchio nel costruire una storia spazio temporale ove sia prevalente l'informazione primaria e dove ci sia la minima incongruenza.

______________________________________________________________________________________________________________________

Il silenzio



L’analisi dei sistemi suonanti può essere fatta solamente attraverso l’osservazione fenomenologia la quale deve ancora essere costruita nelle categorie di osservazione e nelle modalità di formazione dei giudizi di valore e che deve essere effettuata al riparo dagli errori metodologici di osservazione, al riparo dagli errori sistematici (pregiudizi, aspettativa et similia) nonché dei disturbi accidentali (hai detto fischi!).
Non esiste, da che è dato sapere, nessuno studio relativo all’osservazione sistematica del suono musicale riprodotto, peraltro le variabili di sistema sono veramente tante e vanno dallo stato psicofisico del momento dell’ascolto, alla cultura individuale, alla conoscenza tecnica dei sistemi, alla reattività emotiva, al gradimento del programma musicale etc.
Mi permetto di dire che se anche tale ricerca fosse stata condotta avrebbe oggi poco senso alla luce degli errori di sistema imputabili a tutti i sistemi noti talché la dispersione dei risultati sarebbe stata irrecuperabile.
Una altra verifica indiretta che nulla è stato realizzato deriva dalla considerazione che oggi avremmo dovuto avere la definizione di ALCUNI ambienti, mezzi e tecniche di trattamento acustico adatti alla riproduzione dei suoni musicali mentre abbiamo solo qualcosa che riguarda le proporzioni dell’ambiente e le tecniche ed i mezzi per variare i tempi di decadimento del suono, entrambi estrapolati senza alcun criterio dagli arnesi della acustica tecnica convenzionale che nel caso di RIPRODUZIONE dei suoni musicali non è idonea a fornire soluzione alcuna.
Peraltro gli stessi criteri con cui si deve progettare e verificare un ambiente per l’ascolto della musica dal vivo sembrano del tutto mistificati e misconosciuti tanto che osserviamo la costruzione di auditorium con ettari di superfici esposte della stessa tipologia costruttiva, posti entro strutture vive e suonanti a cominciare dalle pareti e per finire ai sistemi di distribuzione dell’aria condizionata.
Il risultato finale è che l’ascoltatore deve cambiare la sua estetica del suono!
Una delirante ignoranza!
Gli argomenti sono difficili ma sarebbero anche facili se ci si potesse mettere di fronte allo stesso impianto e scambiare osservazioni o raccogliere in modo sistematico elementi pre- classificati, a partire da protocolli che definiscano le condizioni di ascolto e quelle al contorno (programmi musicali graditi e non graditi etc.)
Ripetuto che prima dell’ascolto NON ACCADE NULLA, una cosa cosi ovvia e cosi violenta per chi vuole continuare a fare misure e trovare correlazioni da essere costretto a negare che accada qualcosa all’ascolto che la fisica non dica debba accadere, passo a proporre un argomento di osservazione e discussione: come definiamo, quando e come osserviamo il silenzio all’interno del suono musicale, sia dal vivo che in riproduzione.
Ci servirà per stabilire se è più silenzioso il vinile o il CD e servirà per tentare di capire cosa non va nel CD e affini.
L’occasione verrà buona, ma non mettiamo troppa carne al fuoco, per cercare di capire perché uno strumento o un ambiente di ascolto ci appare migliore di un altro.
Un indizio è doveroso fornirlo anche se forse vi dirà poco, il silenzio dipende da due tipi di rumore, il rumore correlato ed il rumore avulso ( o estraneo al suono).
Si distingue il rumore avulso (il gracchiare) dal rumore per suono correlato quella sorta di ottusità del suono osservabile ad esempio nel CD che provoca una sorta di irritazione nel non poter distinguere in quale mondo esiste il suono prodotto e che conduce (che mi conduce fino al punto di non coglierne la ragione di esistere di quel tipo di suono).
L'ottusità del suono, la mancanza di un silenzio intrinseco è altresi osservabile in quegli ambienti dal vivo dove il suono si accavalla senza mai poter esistere liberamente sia nelle singole parti che nella fusione d'insieme perchè il suono che sopravviene gli toglie lo spazio ed il tempo vitale.
E' chiaro che tali concetti hanno bisogno di uno scambio di esperienze poichè facilmente ciascuno intende cose diverse a partire dalla medesima parola; questo è uno degli sforzi da compiere per potere scambiare sensazioni di ascolto prodotte da mezzi e condizioni le più diverse tra loro altrimenti si resta nella torre di babele attuale alla costruzione della quale hanno contribuito tutti ma con responsabilità assai diverse.
Divagazioni a parte io proporrei un punto fermo nelle osservazioni e riflessioni: il silenzio è un attributo che è connaturato alla PRESENZA del suono, non alla sua assenza.
Il silenzio è rilevabile altresi come modalità di descrizione dello spazio da parte del suono, più percepisco uno spazio limpido e più associo a detta percezione una sensazione di silenzio.
Se dal vivo qualcuno tossisce il rumore estraneo non altera la natura del suono ne dell'ambiente quindi il disturbo accidentale non interviene a definire la caratteristica costitutiva di entrambi.
Un modo per giudicare il silenzio può essere quello di osservare come si percepisce il suono che si aggiunge a quello esistente; se il suono che si aggiunge provoca fenomeni di saturazione della sensazione sonora, difficoltà di percezione di uno spazio organizzato, l'accecamento momentaneo di alcune parti del suono allora siamo in una situazione di rumore per suono correlato molto vicino ad annullare il silenzio all'interno del suono.
Un formidabile mezzo di osservazione della fenomenologia collegata al rumore per suono correlato ovvero al suo opposto concetto di silenzio è l'MP3 in cui l'eliminazione pressochè totale dell'ambiente dove i suoni sono esistiti e l'eliminazione pressochè totale del rapporto tra i suoni all'interno del loro tempo di esistenza fanno percepire il suono come privo di silenzio interno.
Se suono una chitarra di pregio percepisco lo svolgimento delle parti più intricate, più affollate senza la costipazione, senza la confusione che osservo in uno strumento di pregio inferiore; il pregio, la qualità la attribuisco proprio a questa capacità di produrre suoni che non si coprano l'uno con l'altro e che in virtù di tale caratteristica mi appaiono più sonori più capaci di produrre una sensazione sonora e di produrre più variazioni espressive.
Un siffatto strumento è definibile come più silenzioso di un altro.
Più è capace di produrre un suono forte in tutte le sue combinazioni ed espressioni e più è definibile come ricco di silenzio intrinseco ovvero privo di rumore per suono correlato; un suono con più silenzio mostra infine una ulteriore caratteristica osservabile: svanisce, è inafferrabile, vive e non c'è più con un passaggio insensibile ovvero senza un confine netto e senza che si possa fermarne l'attimo di esistenza.
Il silenzio del CD può essere messo in relazione (osservato e descritto) con riferimento al silenzio del suono dal vivo.
Il problema è: sappiamo definire il silenzio e farlo diventare un elemento di scambio di esperienze e di giudizi?
Sapete cosa ci uscirà alla fine?
Il concetto di congruenza!
Il silenzio si porta dietro il concetto di dinamica (micro e macro, vanno sempre assieme come cric e croc, chissà chi è il padre di questi due!)
Il maggiore o minore silenzio associato al suono è l'elemento che definisce interamente la qualità dell'evento musicale sia naturale che riprodotto, non affrontare questo argomento significa rinunciare a capire il mondo dei suoni.

______________________________________________________________________________________________________________________

Vibrazioni, rigidezza dinamica, molle e coni



La modalità di vibrare delle strutture (box, altoparlante , ambiente etc.) dipende dalla loro forma (shape) che determina i modi propri di vibrare (mode), li metti assieme e ne fai sistema e ti ritrovi “mode shape system” ovvero moss.
Le modalità di vibrare dipendono dalla reazione d’inerzia che le singole parti della struttura scambiano tra loro e dai collegamenti con il mondo esterno che fornisce la reazione d’inerzia MASSIMA (detto più precisamente con il più ampio spettro in frequenza trattandosi di forze ad andamento alternato) in corrispondenza di un accoppiamento strutturale di rigidezza infinita e MINIMA in condizioni di perfetto isolamento.
In realtà ogni accoppiamento avviene tramite un elemento elastico (molla) di tipo concentrato (in prima approssimazione; ad esempio una punta conica) o un elemento ad elasticità distribuita ( la parete inferiore del diffusore).
Ogni variazione delle condizioni di vincolo del diffusore produce una variazione delle modalità di vibrare, il mondo esterno inoltre è collegato al diffusore attraverso un notevolissimo numero di molle quali ad esempio: solaio, struttura in cemento armato, terreno di fondazione.
Ogni variazione delle modalità di vibrare produce variazioni di entità fino ad infinito ovvero fino alla interdizione di porzioni di segnale presente ai morsetti del diffusore attraverso il meccanismo del mascheramento, da cui discende la sconfinata casistica che osserviamo!
Se le modalità di vibrare che si realizzano vanno a privilegiare alcune frequenze sia in ampiezza che in durata queste sono suscettibili di coprire (mascherare) altre frequenze che sono nei dintorni.
Qui accade il più subdolo e più esteso fenomeno di INGANNO: il sistema può apparire come migliorato!
La messa in evidenza di una parte rispetto al tutto mi fa percepire alcune cose come più incisive, come più risolte, mi porta delle cose NUOVE rispetto alla situazione precedente; la percezione di qualcosa che prima non c’era all’ascolto è sempre giudicato come un MIGLIORAMENTO da cui discende l’infinita ed incontrollabile casistica di errori di scelta.
Allora come bisogna comportarsi?
Esiste un SOLO MODO, e via tutte le teorie e filosofie d’accatto, occorre fare si che il sistema compia il minor numero di errori possibili, ovvero che la struttura del diffusore vibri il meno possibile ovvero che si muova solo la membrana dell’altoparlante (e questo è solo il punto di partenza!).
Per realizzare al meglio l’obiettivo occorre intervenire sul disegno strutturale del diffusore; per un diffusore esistente occorre intervenire sulla sua capacità di vibrare riducendola quanto più possibile ovvero ISOLANDOLO DAL MONDO ESTERNO.
Cooooooomeeeeeee!!!!!!!!!!!
Per mezzo di una sospensione elastica a frequenza subsonica; 5 euro di elastici signori…… 5 euro per la più grande rivoluzione nella scienza della riproduzione dei suoni musicali: il confinamento inerziale dei tempi di esistenza (chissà che me pareva!).
Con l’espressione di Lino, ironia della sorte, sospendi il sistema con un elastico e quello smette di funzionare a reazione elastica e si mette a funzionare a reazione d’inerzia (totale) !
Le molle ad aria…………………….costano troppo……………..ma cinque euro non sono troppo!
E l’immondizia uscita dai cervelli dello scarico delle vibrazioni, dell’isolamento orizzontale ed accoppiamento verticale quanto la pagate?
Qualunque cosa abbiate comprato avete comprato molle senza che lo sapeste ne voi ne il venditore!
SONO TUTTE MOLLE, si distinguono solamente per la frequenza fondamentale propria e per lo smorzamento intrinseco del materiale e già che ci siamo uno smorzamento maggiore produce danni più gravi.

- non c'è nulla da scaricare, tanto si scarica e tanto si ricarica, si deve parlare in termini di regime vibrazionale e del contenuto spettrale della vibrazione.
- le vibrazioni interne al sistema si riducono impedendo al sistema di vibrare o attraverso il disegno strutturale (facile eh!) o/e attraverso la riduzione degli scambi di forze (dinamiche ovvero vibrazionali con il mondo esterno) ovvero isolandolo dal mondo esterno a frequenza la più bassa possibile
-l'unico modo di isolare un corpo è sospenderlo elasticamente a frequenza
bassissima.
L'unico modo?
L'unico!
Modo?
Modo!
Ironia della sorte se vuoi far cessare il funzionamento a reazione elastica e le relative vibrazioni in banda audio devi collegarlo al mondo esterno elasticamente a frequenza subsonica; in tal modo si mette a funzionare a reazione d'inerzia!
-tutto quello a cui puoi dare un nome al mondo fisico è una molla (meno il talco che è anelastico)!
l'unica differenza tra le diverse molle è la frequenza propria di vibrare e lo smorzamento della vibrazione, naturalmente nostro Signore ha fatto si che un minore smorzamento sia più favorevole all'isolamento (e te pareva!)
- materie come meccanica razionale e concetti come reazione d'inerzia e immobilità relativa in banda di riferimento sono un poco ostici (astici? no ostici....insomma non sono aragoste!)
-sempre con riferimento al nostro creatore Egli ha voluto che tutto il mondo funzionasse a reazione d'inerzia!
Allora cosa è meglio?

La frequenza propria del sistema, ha affermato giustamente il tuo amico non varia con la pressione interna, varia solo in funzione del volume di espansione.
Poichè il volume di espansione si calcola in funzione dell'area del pistone equivalente si deve aggiungere, anche se i testi di fisica non si dilungano, che quando il "pistone" è costituito dalla superficie libera di una membrana, la sua area può variare in funzione della pressione interna perchè la membrana va ad "incollarsi" più o meno estesamente al disco di spinta che sostiene il carico.
Insomma più difficile a dirsi che a capire che non è un problema!
Non capisco a cosa gli serve il K della molla.
La rigidezza K comunemente intesa come rapporto tra carico e deformazione (abbassamento o cedimento), per una molla ad aria non è definibile poichè la molla ad aria è definita anche come sistema a cedimento zero ovvero non si ha abbassamento sotto carico ed anzi si può realizzare un sollevamento del carico aumentando la pressione all'interno!
Quindi la molla ad aria è definita solo attraverso la sua frequenza fondamentale di risonanza.
Analogamente non capisco perchè vuole calcolare la pressione interna di lavoro in funzione del carico, al massimo gli può servire calcolare quella massima ma questa dipende dalla implementazione della molla ovvero dallo spessore della membrana.
Le molle ad aria professionali vengono fatte lavorare a sei atmosfere, quelle in uso sui mezzi pubblici e grandi mezzi per il trasporto di materiali o sulle autovetture lavorano a centinaia di atmosfere; le molle moss sono dimensionate per lavorare ad una atmosfera al massimo carico nominale anche se possono lavorare anche a pressione doppia.
Per altri chiarimenti...sono qui!

La pressione necessaria è quella per far galleggiare l'apparecchio; la pressione in ogni molla sarà differente perchè differente è il carico che insiste su ciascuna.
Quella di adattarsi a qualsivoglia distribuzione del carico è una delle carte vincenti delle molle ad aria.
Anche qui una notizia incidentale: TUTTE le basi sismiche al mondo sono sospese su molle ad aria; le basi sismiche vengono impiegate in molti campi delle ricerca e della tecnica (olografia) ove la possibilità di osservare i fenomeni è legata alla capacità della base sismica di tenere fermi di moto relativo le cose da osservare; ferme al livello dei millesimi di micron a tutte le frequenze!
In campo audio FORSE (il forse ce lo lascio) siamo anche oltre tali NECESSITA'!
Non si è ancora INTRAVISTO il fondo dell'abisso toccato il quale un ulteriore isolamento ovvero conquista di immobilità relativa non apporti vantaggi all'ascolto!

Una precisazione: quelle dell'Eldorado sono molle-serbatoio, quelle di normale produzione hanno il serbatoio indipendente collegato con un tubo aria al corpo molla; il serbatoio può essere posizionato alla distanza desiderata per nasconderlo ma è comunque tecnicamente meglio tenerlo vicino alla molla.

Il cono trasferisce in modo formidabile le vibrazioni perchè sulla punta la pressione va alle stelle e l'accoppiamento è perfetto!
Bene!
E a lui le vibrazioni da scaricare chi le trasferisce?
Attraverso cosa?
Vengono trasferite al cono attraverso la superficie di base........ma se detta superficie è idonea a raccoglierle perchè non dovrebbe essere idonea a trasmetterle?
Allora dovremmo mettere dei cilindri sotto gli apparecchi!
E perchè no?
In ogni caso se occorre un elemento molto rigido per trasmettere le vibrazioni su tutta la banda audio cosa conviene fare per aumentare la rigidezza?
Allora vediamo ............nella formula che fornisce il K, coefficiente di rigidezza, al denominatore c'è l'altezza del cono (o cilindro) dunque più riduco l'altezza e più il sitema è rigido.
E se l'altezza la porto a zero?
Ottengo una rigidezza infinita!
Il cono più rigido che esiste in natura è quello CHE NON C'E?
Una lettera di tale tenore inviata a chi so io per confutare il relativo articolo apparso sulla rivista non è mai stato pubblicata; nell'articolo di che trattasi quello era lo sfondone più piccolo, il più grande era quello di considerare il cono come costituito da massa e molla (giusto!) ma considerato come UNICA "macchina" esistente e non come " macchina" che si AGGIUNGE a quella con cui va ad interagire!
Se il cono lo AGGIUNGO vedo subito che il sistema riduce la sua rigidezza dinamica, lo vede anche un bambino sfuggito alla scuola dell'obbligo: non si può aumentare la rigidezza aggiungendo una cedevolezza piccola a piacere; se non aggiungo nulla ho il massimo!
INCREDIBILE!

_____________________________________________________________________________________________________________________

Diffusori



L'argomento più importante, immediatamente successivo al primo, riguarda il numero di VOCI con cui immettiamo i suoni in ambiente:
Due diffusori: nell'uno c'è l'informazione dell'altro con una intensita corrispondente alla diafonia.
In un diffusore a tre vie (il tre vie è imprescindibile come vedremo in altre discussioni) abbiamo tre voci che ripetono la stessa canzone a meno della attenuazione al variare della frequenza prodotta dai filtri.
Ogni altoparlante emette due onde, anteriore e posteriore; l'onda posteriore viene immessa in uno stanzino davvero piccolo piccolo, li combina sfracelli e noi la riascoltiamo fuoriuscita dalla membrana che è trasparente.
Ergo: COSA ca**o CI STA A FARE il diffusore se non a produrre danni........ma.......eliminarlo ed emettere a dipolo E' PEGGIO!
L'onda posteriore eccita i modi di vibrare della struttura del diffusore, ogni parete diventa un altoparlante che emette nello spazio in modo incontrollato ed inconoscibile, ogni parete emette un'onda anteriore ed una posteriore.
Di fatto ogni diffusore è trasparente alle basse frequenze, proprio li dove giustifica la sua esistenza.
AZZ!
6+6+12+12=36....siamo a trentasei voci.....e almeno gli fosse arrivato il segnale giusto!


Abbiamo due diffusori perfetti.
Il suono che emettono dobbiamo "portarlo" agli orecchi che poi lo trasmettono al cervello che ci fa sopra i suoi SALTI MORTALI.
Come immettiamo i perfettissimi suoni in ambiente?
Sdraiamo i diffusori a guardare il soffitto?
Perchè no?
Ne mettiamo uno davanti ed uno di dietro? (fossimo donne di mondo....pure ...anche!)
Perchè no?
Li dividiamo in due la parte che emette i bassi la mettiamo in cucina, che si sente meglio, e l'altra in salotto che occupa meno spazio?
Perchè no?
E se il suono è emesso da diffusori che non sono perfetti?
E che vuol dire diffusore perfetto?
Da quando il suono lascia i diffusori comincia il regno della non invarianza, la FISICA non centra più, si hanno fenomeni di ampiezza infinita nella percezione, sadda descrive tutto nel dominio del tempo, me gabido de no gabido.....dige moreddo....si combatte col CAOS scatenato da onte lunche e onde corte, anche in assenza di sparampazza, onde laonde per cui poscia......l'omo audiofilo SOFFRE!

I diffusori emettono una quantità di suoni secondo ampiezze e direzioni incontrollate e di numero inconoscibile a causa della loro capacità di vibrare.
Naturalmente gli altri perchè i capi indiani hanno già detto: AUGH!
I capi hanno rigidezza dinamica infinita in banda di lavoro ovvero per la prima ed unica volta al mondo a muoversi è solo la membrana dell'altoparlante.
E chi vuole fare il bis DEVE COPIARE perchè non ci sono altri modi!

Di tutte le misure che ....NON SI POSSONO FARE.... i nostri scienziati hanno fatto quella in asse ad un metro IN AMBIENTE ANECOICO O ANECOICO SIMULATO cioè ESCLUDENDO L'AMBIENTE.
ECCHECCAZZO!
Se gli chiedi a cosa ca**o serve, LORO STESSI ti ripondono....a NULLA!

I diffusori emettono un'onda posteriore che evolve entro il box oppure direttamente in ambiente; segnale utile e segnale di errore PARTONO con la stessa FORZA, i (i) sfracelli sono difficilmente RACCONTABILI.
Il suono registrato che contiene già l'evoluzione spazio temporale nell'ambiente di origine, DEVE evolvere di nuovo nell'ambiente di riproduzione: l'interferenza tra i due ambienti combina sfracelli difficilmente raccontabili.
Allora: riduzione del numero delle VOCI emesse, a cominciare dall'onda posteriore; controllo dell'emissione e controllo della ricezione, massimizzazione dell'informazione primaria e riduzione dell'informazione secondaria.
E si COMINCIA!

Tralascio le questioni relative all'effetto doppler e quelle legate al rapporto tra dimensione della membrana e lunghezza dell'onda; ribadisco solo che un altoparlante da 17 cm è IL PIU' GIGANTESCO che si può mettere in campo per SPERATE di riprodurre i suoni musicali.
....dopo aver convissuto per tranta anni con altoparlanti del diametro di 76 cm (Patricia Electrovoice) di cui i due diciassettastici riproducono con la stessa POSSANZA le parti basse dell'orchestra sinfonica.
La differenza tra i due?
Non sono differenza che attengono ai componenti ma sono differenze di SISTEMA, una differenza di trenta decibel in meno di mascheramento e l'effetto dela modellizzazione a componenti perfetti ovvero l'eliminazione degli errori SISTEMATICI, ovunque e comunque siano presenti.
Un altoparlante di dimensioni superiori a 17 cm NON E' COMPATIBILE

I problemi di tutti i diffusori sono due: il controllo della risonanza fondamentale della membrana e la separazione dell'onda anteriore da quella posteriore.
Il primo problema che ha cosi fortemente impegnato le menti di tutto il mondo è da considerare risolto.
Che significa risolto?
Significa che se conosci la materia fai tutto quello che vuoi e di più.
Il problema della separazione tra onda anteriore e posteriore è un pochino più tosto ed inoltre non ci si aplica nessuno.
A bassa frequenza la struttura del box è trasparente; la parete di legno del diffusore non costituisce una barriera alla fuoriuscita dell'onda posteriore, è come se non ci fosse ecco perchè ho affermato che di fatto funzionano tutti a dipolo.
Affinchè la parete non sia trasparente essa non deve vibrare ed inoltre deve avere una elevata capacità di riflettere il suono incidente (che è poi quasi la stessa cosa).
Oltre che la singola parete non deve vibrare l'intero box con tutta la complessità della sua struttura ed allora neppure i miracoli nelle condizioni attuali!
Il capo indiano ha una struttura in fusione di alluminio dello spessore di 30 mm a forma di tronco di cono con la base piccola rivolta verso l'ascoltatore.
Invece che sei pareti vibranti ( abbiamo di fatto altre dodici voci che emettono suoni in ambiente in modo incontrollato e pressoche inconoscibile per la filtratura che ciascuna effettua sul segnale che la eccita) ne rimane una sola che essendo curva è ulteriormente rigida.
Alla fine della storia i primi modi di vibrare della struttura sono superiori alla banda di lavoro del woofer, si consegue in tal modo una rigidezza dinamica infinita in banda di lavoro ovvero si muove solo la membrana ovvero la parete del diffusore non riemette ovvero riesce a formare una barriera che separa l'onda anteriore da quella posteriore.
Non lo fa tuttavia per tutto lo spazio dell'ambiente domestico ma la soluzione finale, non ancora sperimentata è l'immissione dell'onda posteriore all'esterno dell'ambiente d'ascolto eliminando in tal modo una causa di errore che in origine è della stessa dimensione del segnale utile.
Attualmente l'onda posteriore è massimamente assorbita mediante trappole acustiche all'interno del diffusore mentre quella parte che emerge posteriormente dal diffusore è ulteriormente controllata mediante trappole acustiche in feltro anch'esse molto efficaci a bassa frequenza (alcune foto sono postate ne 3d).
Insomma anche nelle condizioni fin qui realizzate l'onda posteriore fa una quantità di danni molto ridotta e comunque senza paragone a tutto quanto noto.
La modellizzazione completa del diffusore, modellizzazione a componenti perfetti è ancora più complessa e pone ulteriori problemi che vengono affrontati e risolti mediante le tecniche di controllo dell'emissione e controllo della ricezione dei suoni.
Senza passi nelle direzioni indicate la storia dell'hi-fi è finita; la modellizzazione a componenti perfetti mostra una quantità ed entità di errori sistematici che se non vengono rimossi non consentono l'avanzamento delle prestazioni.
La modellizzazione a componenti perfetti è forse la cosa che fa più "paura" agli addetti ai lavori, primo perchè non averla significa non saper neanche balbettare secondo perchè per averla significa dover ripercorrere la strada moss ovvero essere arrivati secondi!
Modellizzazione a componenti perfetti, vale per tutti i componenti dell'impianto; prendi ad esempio un altoparlante perfetto, risposta piatta fino a un milione di Hz e fase zero, immagina di averlo.....( imagine, John Lennon)....... e prova a vedere quali errori compie ancora quando emette i suoni.
Ogni errore ha un rapporto rumore su segnale di ampiezza infinita, matematicamente infinita, non solo come effetto possibile sulla sensazione sonora!
Se ci riesci ti diverti.........è troppo forte!!!!!!!!!!

• struttura in fusione di alluminio dello spessore di 30 mm a forma di tronco di cono interamente sospesa su molle ad aria a frequenza di 1 Hz;
• i primi modi di vibrare della struttura sono superiori alla banda di lavoro del woofer, in tale modo si consegue una rigidezza dinamica infinita in banda di lavoro; l'unica cosa a muoversi è la membrana realizzando la condizione assiomatica della traduzione dei segnali forniti al diffusore;
• il campo acustico posteriore è a simmetria assiale, la membrana dell’altoparlante subisce il minor numero di deformazioni asimmetriche; l'onda posteriore è massimamente assorbita; nella realizzazione estrema viene convogliata all'aperto per evitare massimamente l’interferenza con l’onda anteriore;
• il diffusore non produce il “vobulare” costituito dalla evoluzione dell’onda posteriore dentro i box di tipo convenzionale; il suono che si produce dentro il box fuoriesce dalle membrane degli altoparlanti che sono trasparenti al suono;
• il diffusore è strutturato per realizzare il controllo dell'emissione dei suoni, in corrispondenza si realizza nella zona di ascolto il controllo della ricezione al fine di incrementare l’informazione primaria (quella contenuta nel segnale registrato) e ridurre quella secondaria (quella prodotta dall’evoluzione del suono nell’ambiente di ascolto); per motivi che in questa sede è lungo e complicato spiegare, l’ambiente di ascolto DEVE ESISTERE ovvero è da escludere tassativamente il ricorso ad ambienti anecoici;
• il diffusore non produce alcuna rifrazione, diffusione o riflessione del suono, esso è quasi completamente invisibile all'onda sonora che evolve nell'ambiente di ascolto; in associazione al trattamento acustico circostante vengono eliminate tutte le sorgenti virtuali che nascerebbero al crearsi di detti fenomeni; per questi ed altri motivi il diffusore compie il minor numero di errori nella immissione dei suoni in ambiente.

La membrana dell'altoparlante si rapporta con la lunghezza d'onda del suono che riproduce.
Il tweeter ad esempio ( tagliato a 3500 Hz per comodità di calcolo) emette suoni con lunghezza d'onda da 10 a 2 cm.
Se la membrana è estesa ripspetto alla lunghezza d'onda il punto di emissione non è più unico; suoni emessi da più punti distanti tra loro arrivano secondo percorsi diversi all'orecchio con insanabili problemi di interferenza che danno luogo a cancellazioni e rinforzi del suono.
L'impianto RIPRODUCE i suoni registrati; il diffusore deve emettere la SEQUENZA di segnale acustico così come pervenuta al microfono.
Quando il diffusore immette i suoni in ambiente ACCADE UN NUOVO EVENTO SPAZIO TEMPORALE cioè mentre si svolge il RACCONTO dell'evento spazio temporale registrato, ad esso se ne SOVRAPPONE un altro con effetto di caoticizzare l'informazione e diluire la sensazione sonora.
La evenienza della sovrapposizione di due eventi spazio temporali ESCLUDE TUTTA L'ACUSTICA TECNICA NOTA dal poter fornire soluzioni!
Non per incapacità assoluta e costitutiva ma per incapacità contingente NON AVENDO MAI AFFRONTATO I PROBLEMI DA DETTO VERSANTE!
Occorre allora massimizzare l'informazione contenuta nel primo evento e ridurre ( controllando l'emissione e schermando la ricezione dei suoni) l'informazione secondaria, quella dovuta all'ambiente.

Lorenzo Russo