domenica 14 settembre 2008

Lossless crossover.


In foto, un crossover del quale giustamente il costruttore va orgoglioso. Debbo ammettere che è eseguito senza compromessi, una bellissima esecuzione di un circuito potenzialmente distruttivo della qualità del segnale.
In una catena audio le priorità sono, nella totalità dei casi, tutto ciò che è possibile vedere, ispezionare e valutare, da cui il concetto di "perceived value", valore percepito che determinerà l'interesse per il prodotto, l'innamoramento e l'acquisto.
Ma non sempre anzi quasi mai esiste una relazione fra qualità del suono e ciò che appare.
Il crossover all'interno dei diffusori, divide e trasferisce le informazioni ai singoli altoparlanti, e lo fa ricevendo il segnale sotto forma di elevata corrente dall'amplificatore, utilizzando induttori , condensatori e resistenze, la cosiddetta componentistica passiva.
A circa 100 watt su 4 ohm, la corrente raggiunge valori di circa 10 ampère e tutto il circuito crossover, incluso il circuito stampato su cui è installato, viene messo in difficoltà dall'attraversamento di correnti così elevate.
Mai l'audiofilo userebbe un cavo di 1 mm o meno per collegare l'ampli ai diffusori, e spesso, nell'ansia di un contatto perfetto, non bada a spese nell'acquisto dei migliori connettori-gioiello, ricorrendo a tali forze di serraggio dei cavi da arrivare al danneggiamento almeno estetico delle connessioni, tutto allo scopo di minimizzare la resistenza e la relativa caduta di tensione del prezioso segnale.

Analizziamo ora cosa avviene qualche centimetro più in avanti all'interno del diffusore:
Il segnale, proveniente dall'amplificatore, dopo aver attraversato i morsetti dei diffusori, viene collegato, nel 70% dei casi, direttamente al crossover posto dietro la vaschetta.
Il collegamento tra morsetti e circuito stampato avviene tramite spezzoni di cavo terminati con connettori fast-on, scelti dal costruttore allo scopo di rendere più veloce l'assemblaggio, (fast-on = inserzione veloce).
Questo tipo di connessione è di pessima qualità sia obiettiva che soggettiva.
Dal punto di vista tecnico la non perfetta stabilità della connessione provoca un'elevata resistenza di contatto con ripercussioni all'ascolto sul contrasto e sulla dinamica.
Il contatto via fast-on è soggetto ad elevate vibrazioni quando attraversato da elevate correnti e dulcis in fundo è soggetto ad ossidazione nel tempo vista la spesso scadente qualità del materiale di cui è composto non trattato (doratura) contro questo tipo di problema.
Il segnale, attraversa quindi, prima di entrare nel cross-over, un morsetto in lega sconosciuta con conducibilità non superiore al 25 %, un terminale di metallo differente dove viene inserito il fast-on, a sua volta ancora in metallo differente, il tutto in spregio alla regola che pretenderebbe una continuità "metallurgica", al fine di prevenire un degrado fisico della qualità del segnale trasferito.
Una volta all'interno del circuito stampato, il nostro segnale, prendendo come esempio un diffusore a due vie, troverà sul percorso induttanze (bobine), condensatori e resistenze.
Le induttanze, in particolare quella in serie al woofer, dovrebbero essere caratterizzate da bassissima resistenza, allo scopo di massimizzare il fattore di smorzamento dell'amplificatore, che vorrebbe non vedere resistenza tra i suoi morsetti di uscita e l'altoparlante.
La realtà ci presenta invece bobine caratterizzate da filo sottile e relativa elevata resistenza, valore tipico 0.5/ 1 ohm.
Un valore così elevato rende assolutamente inutile l'utilizzo di grosse sezioni nei cavi di collegamento ampli-diffusori che, anche se presentassero valori di resistenza nell'ordine di 0.1/0.2 ohm nel caso peggiore, rappresenterebbero una infima parte del valore complessivo visto dall'amplificatore.
Una bobina con resistenza 0.50 ohm e 10 metri di cavo da 0.75 mm, resistenza di circa 1 ohm, sommandosi in serie, presentano all'interfaccia ampli woofer 0.51 ohm; nel caso di eliminazione completa dei 10 metri di cavo o aumento sconsiderato della sezione per minimizzarne la resistenza, il valore finale resterebbe praticamente lo stesso!
Un' ulteriore degrado nelle induttanze è causato dal nucleo interno in ferrite.
L'induttanza ideale dovrebbe presentare bassa resistenza grazie all'elevata sezione del filo e non dovrebbe ricorrere al nucleo in ferrite, facilmente saturabile ad alte potenze.
Il vantaggio della riduzione della lunghezza del filo della bobina grazie all'incremento del valore che l'uso del nucleo produce, ed il conseguente risparmio in termini di costo, si pagano all'ascolto in termini di compressione dinamica e velatura del suono.
Un'eccellente bobina dovrebbe far uso di filo da 1/1,2 mm, la sua resistenza non dovrebbe superare 0.2 ohm, e dovrebbe essere avvolta in aria.
Le ultime e più sofisticate realizzazioni utilizzano filo multifilare isolato denominato Litz, come le Solen Heptalitz (in foto, sopra), o addirittura lamine di rame di notevole larghezza come le Goertz e le Mundorf.

I condensatori utilizzati nei crossover commerciali, rappresentano il collo di bottiglia fra l'uscita dell'ampli e le vie superiori del diffusore.
Negli anni settanta ed ottanta la problematica della componentistica passiva e della sua incidenza sul suono finale del diffusore non era presa in considerazione dalla stragrande maggioranza dei costruttori.
L'uso di condensatori elettrolitici, il peggio utilizzabile in un crossover sul percorso del segnale, rappresentava la normalità.
Oggi però, nonostante l'acquisita cultura dell'importanza della componentistica, si continuano ad utilizzare condensatori elettrolitici ed, al massimo, in qualche realizzazione più sofisticata, si nota l'uso condensatori in poliestere, il parente povero del propilene, comunque solo in serie al tweeter e per motivi di costo, solo per valori di capacità ridotta, tipicamente al di sotto di 6.8 mf.
L'uso di condensatori elettrolitici sul filtro del tweeter assieme a quello dei poliestere, fa capire come venga ritenuto eccessivo un costo industriale di uno o due euro al massimo in più nel caso si presentasse la necessità dell'uso di valori superiori a 6.8 microfarad!
Non sono infrequenti crossover dove sul tweeter il primo condensatore è in poliestere ed il secondo in serie, elettrolitico, soluzione che non ha alcuna giustificazione se non quella del costo.
Un ulteriore causa di degrado, compressione dinamica in particolare, è data dall'uso dei condensatori elettrolitici utilizzati in parallelo.
In questo caso una giustificazione teorica sul risparmio esiste, in quanto teoricamente il segnale non li attraverserebbe, avendo funzione di compensazione ed equalizzazione.
Chi ha avuto un approccio pratico al problema, ovvero prima provare poi teorizzare, si è accorto che la teoria è ben lontana da ciò che realmente è possibile percepire.
I condensatori in parallelo hanno la stessa importanza, al fine di preservare la qualità del segnale, di quelli in serie.
Praticamente la quasi totalità dei costruttori ignora il problema, solo ad altissimo livello è possibile verificare la stessa qualità per tutti i tipi di condensatori utilizzati nel crossover.
Personalmente ho sentito teorizzare l'inutilità di condensatori pregiati in parallelo da uno dei più reputati costruttori del mondo, mentre paradossalmente
ho acquisito l'importanza del loro uso, altrettanto da uno dei più reputati costruttori mondiali quest'ultimo però non altrettanto dotato di background tecnico, il che a volte può rivelarsi un vantaggio, costringendo a valutare soggettivamente ciò che invece da altri, con maggiore cultura tecnica, viene dato per scontato.
Idealmente tutti i condensatori, in serie ed in parallelo, dovrebbero utilizzare dielettrico in polipropilene.
Questi, contraddistinti dalla sigla "MKP",presentano il più basso valore di resistenza interna, il minore assorbimento di energia del dielettrico, e la più ampia banda passante.
A ridosso, l'uso dei condensatori in poliestere (MKT), rappresenterebbe già un compromesso accettabile,in quanto tutti i loro parametri sono molto vicini a quelli dei polipropilene, e ben distanti da quelli degli elettrolitici.

Le resistenze, il terzo tipo di componente utilizzato in un crossover, hanno minore incidenza sul risultato finale tranne quella/e di attenuazione poste in serie al tweeter.
Anche in questo caso la quasi totalità dei costruttori ha utilizzato ed utilizza comuni resistenze a filo, caratterizzate da elevata induttività e, soggettivamente, da una connotazione aspra imposta alla qualità delle alte frequenze.
Alcuni marchi, nelle più recenti produzioni, cominciano ad utilizzare resistenze non a filo ed antiinduttive, ma praticamente non esiste, a differenza dei condensatori, un'altrettanta attenzione e cultura riguardo l'importanza di questo tipo di componente.
Va notato che l'esagerato dimensionamento delle resistenze in serie al tweeter, orgogliosamente esibito da alcuni costruttori in funzione di un'obiettiva tenuta in potenza e del mantenimento del valore nominale quando attraversate da elevata corrente , produce, a causa della lunghezza del filo avvolto che la assimila di fatto ad un'induttore di maggior valore , un peggioramento della qualità soggettivamente percepita.

Dulcis in fundo, il componente che non si vede, responsabile di limitazioni dinamiche consistenti è lo stesso circuito stampato su cui è montato il crossover.
E' un'eresia teorica che un segnale che può raggiungere valori di diversi ampère, debba attraversare piste sottilissime, a volte molto lunghe con evidente perdita energetica.
Mai un audiofilo aggiungerebbe una saldatura per prolungare un cavo, ma in un crossover, le piste equivalgono ad un cavo tagliuzzato in una decina di parti che poi vengono congiunte tra loro tramite un velo di rame su supporto plastico!
Idealmente tutti i componenti di un crossover dovrebbero essere collegati direttamente fra loro, poggiati su un supporto inerte, incollati, smorzati per ridurre la microfonicità, e collocati al di fuori del diffusore per evitare il campo magnetico e le vibrazioni.
E per concludere in bellezza, i cavi provenienti dal crossover, spesso di infima qualità, sono terminati con ulteriori fast-on per il collegamento ai terminali degli altoparlanti.
Praticamente oggi, nessun costruttore industriale, escluso rarissime eccezioni, effettua collegamenti all'interno tramite saldature, assolutamente necessarie per chi aspiri a prestazioni al di sopra della media.
L'occhio che non vede, l'ignoranza tecnica e la fiducia incondizionata nell'operato dei costruttori, determinano il ricorso ad attenzioni maniacali in altri punti della catena di ben minore importanza ai fini del risultato.
Un intervento mirato, nel punto più debole della catena, ad un costo infinitamente più basso, sicuramente apporterebbe benefici ben più consistenti in funzione della qualità dell'ascolto, di quanto sia possibile ottenere tramite interventi su componenti ed accessori a monte del diffusore.

Alchimie acustiche: Shun Mook.


Shun Mook rappresenta una deviazione totale nel modo di concepire la lotta alle vibrazioni ed alle risonanze dei componenti audio.
Non si fa ricorso a magie secondo le dichiarazione dell'azienda , ma a parametri fisici fondamentali, alla cosiddetta "Risonanza Simpatetica" ovvero un principio per cui ogni elemento dell'universo risuonerebbe quando investito da un campo di energia prodotto da un altro materiale.
L'energia musicale prodotta da un sistema hi-fi,secondo Shun Mook, ecciterebbe tutti gli oggetti presenti nell'ambiente d'ascolto e differenti materiali avrebbero effetti positivi e negativi l'un con l'altro, influenzando così la percezione del suono riprodotto.
Shun Mook ricorre, per la creazione di oggetti apparentemente magici, all'uso dell'ebano,in particolare della varietà chiamata "Mpingo", in africano "albero che canta".
L'ebano è notoriamente riconosciuto come un legno "musicale", ed è utilizzato per la costruzione di diversi strumenti musicali.
Il prodotto più rappresentativo è il dischetto in ebano chiamato proprio "Mpingo" dal nome dell'omonimo albero, e trattato con un procedimento proprietario che gli attribuisce la capacità di regolare le risonanze di ogni componente od oggetto, musicale e non.
Utilizzando uno, due o tre dischetti sopra un componente audio, questi, eccitati dalle onde acustiche, risuoneranno sull'intero spettro, riducendo la distorsione armonica ed arricchendo il segnale musicale.
L'Ultra Diamond si compone invece di tre dischetti sovrapposti, attraversati da una barretta con in punta un diamante da un quarto di carato. Viene proposto come supporto per apparecchiature con il diamante utilizzato al posto delle consuete punte coniche al fine di scaricare le vibrazioni.

Analizzando la struttura di un dischetto Shun Mook, si nota la composizione di migliaia di micro tubicini come piccolissime canne d'organo.
Quando l'energia viene a contatto con il dischetto, crea una moltitudine di vibrazioni positive per l'orecchio umano, una corda, ad esempio, sfregata a contatto di questo materiale, crea una complessa ma musicale risonanza diversamente ad esempio da un materiale plastico non altrettanto gradevole all'orecchio.
Risonanze diverse si ottengono da vari materiali non musicali, come acciaio, ottone, piombo, vetro, marmo, granito, plastica, gomma, mdf etc, queste devono essere convertite secondo Shun Mook, in risonanze positive. La funzione di dispersione delle vibrazioni negative è compito del diamante, mentre l'ebano arricchisce il contenuto armonico con le sue risonanze naturali.
L'energia viene quindi trasferita positivamente verso l'ascoltatore mentre il diamante agisce come un diodo sulle vibrazioni, una sola via d'uscita senza ritorno.
Il trattamento del dischetto, segreto della casa, rende gli Shun Mook differenti da un normale dischetto dello stesso materiale composto da materiale praticamente inerte ed incapace di reagire attivamente alle stimolazioni dell'energia applicata.
Shun Mook puntualizza il fatto che le differenze potranno essere percepite da individui particolarmente sensibili alle variazioni musicali, invitando quindi i "non sensibili" a non procedere oltre in questo territorio di ricerca.

Una serie di procedure vengono consigliate al fine dell'ottenimento delle massime prestazioni:

Componenti Parallelati.
E' scosigliato il posizionamento di apparecchiature affiancate, dovuto al fatto che il campo magnetico emesso dal trasformatore di una delle due apparecchature potrebbe interferire con quello dell'altro componente.
Si suggerisce di allontanare i trasformatori l'uno dall'altro.

Peso dei cavi.
Il peso a volte eccessivo dei cavi di elevata qualità, stresserebbe il rame in prossimità delle connessioni che devono sempre rimanere con angolazioni morbide.
Si suggerisce di ancorare i cavi sollevandoli tramite una fascetta di cotone o comunque di materiale naturale.

Oggetti e mobili.
Oggetti decorativi e mobili potrebbero avere una reazione acustica negativa.
Vetro,acciaio, rame etc, renderebbero il suono brillante ed aggressivo, divani e tappeti lo incupirebbero. Il marmo avrebbe la tendenza a smorzare il suono rendendolo lento, il granito lo raffredderebbe, il vetro lo schiarirebbe, l'acciaio lo renderebbe ruvido.
Il peggio è considerato l'MDF, materiale molto comune nella costruzione di diffusori;
in quanto denso di collanti, tenderebbe a smorzare e ritardare le naturali e positive vibrazioni acustiche, rendendo il suono opaco e smorto.
Legno cotone e carta vengono invece considerati materiali positivi.

Strumenti musicali.
Il lasciare nell'ambiente d'ascolto ottimi strumenti musicali è considerato positivo per il suono riprodotto. Violini, violoncelli, contrabassi, clarinetti e pianoforti presenti nell'ambiente accrescerebbero la qualità dell'ascolto, mentre la presenza di violini economici da studente apprendista e clarinetti in plastica è considerata deleteria per la qualità del suono.

Il trattamento acustico dell'ambiente prevede da un minimo di nove ad un massimo di quarantaquattro dischetti Mpingo, che garantirebbero una prestazione, nel caso della massima configurazione, altrimenti impossibile da ottenere per realismo e spettacolarità.
L'immagine e la qualità del suono, possono essere sintonizzate dallo spostamento e dall'orientamento dei dischetti posizionati sia sulle apparecchiature che a contatto con i diversi materiali nell'ambiente.

Concludendo, un'opinione personale: siamo a cavallo fra scienza ed esoterismo, ma quest'ultimo sembra basarsi su acquisizioni scientifiche probabilmente acquisite e non rivelate, vedi la possibilità di sintonizzare i dischetti, e la trasformazione di energie negative in positive tramite contatto.
Si ribadisce spesso l'origine scientifica del trattamento Shun Mook individuando le vibrazioni come nemiche da combattere, vibrazioni che però potrebbero acquisire valenza positiva se indirizzate positivamente, un concetto non facilmente accettabile anche in ambito non strettamente tecnico.
Come per ogni prodotto non scientificamente testabile, ad evitare un probabile effetto placebo se acquistato senza una prova d'ascolto, è necessaria, a mio avviso, una chiara consapevolezza di ciò che può essere considerato un miglioramento, rispetto a quella che invece è una semplice differenza, ammesso che venga percepita.
Questa tipologia di accessori a mio parere va indirizzata ad ascoltatori particolarmente evoluti, poco sensibili alla suggestione e capaci di inquadrare nella giusta collocazione ed in modo non puramente soggettivo, le eventuali differenze percepite.

I prodotti e le teorie Shun Mook hanno creato una lunghissima querelle in occasione di una recensione della rivista americana Stereophile:

http://www.stereophile.com/features/69/

mercoledì 10 settembre 2008

Magia musicalis.


La "magia naturalis, basata su conoscenze e pratiche empiriche, era abbondantemente utilizzata nel '500 da categorie eterogenee di personaggi, musicisti , farmacisti, alchimisti fino a ciarlatani ed imbonitori di piazza,e permetteva , in un secolo ancora dominato dall'ignoranza della fenomenologia scientifica, di stupire il popolo con effetti speciali basati su leggi fisiche naturali non ancora scoperte e codificate.Nei secoli seguenti, l'avvento del metodo scientifico riduce drasticamente l'importanza di questo tipo di manipolazione di fenomeni naturali, combattendo, ma non eliminando completamente come possiamo vedere ancora al giorno d'oggi, l'uso spregiudicato di questi "poteri" , allo scopo ottenere dei vantaggi a danno di individui evidentemente predisposti ad accettare teorie strampalate , affascinati dalla diversità delle argomentazioni e dal fascino dell'irrazionale.E' evidente che la scienza ha ormai spiegato quasi tutto dei fenomeni naturali, ma , dove si tratta di percezione sensoriale, appaiono evidenti i limiti della teoria che, quasi sempre, non è in grado si spiegare razionalmente tramite misurazioni ciò che attiene alla sfera del percepito.Nel campo della riproduzione del suono, ad oggi, nonostante i progressi dell'analisi e delle strumentazioni di misura, rimane sempre un mistero il contrasto fra sensazioni spesso negative nell'ascolto della musica e l'apparente perfezione tecnologica delle apparecchiature utilizzate.PierreJohannet un ricercatore francese, come già visto nel precedente articolo "Suono ed aria", ipotizza un coinvolgimento dell'aria come influenza ed ostacolo alla percezione della qualità del suono.La qualità quindi esisterebbe nella stanza d'ascolto, ma non verrebbe rivelata, a causa della mutevolezza della qualità dell'aria , ipotesi apparentemente fantasiosa ma non priva di una certa credibilità teorica.Accanto ad ipotesi più o meno scientifiche, il mancato risultato di una riproduzione audio gratificante, viene spesso attribuito da appassionati e tecnici ad ipotetiche carenze di messa a punto della catena audio, alla qualità di uno o più componenti non all'altezza del resto ed alla mancanza di un non precisato concetto di sinergia, che si baserebbe su presupposti tecnici ma che assume spesso una connotazione di magia casuale. Forse non a caso è molto diffuso nel settore dell'audio di alto livello, il concetto di "magia musicale", la massima aspirazione dell'audiofilo, che sta ad indicare il raggiungimento dell'obiettivo tanto desiderato o la delusione per la sua mancanza.Nell'assemblare e mettere a punto un sistema audio si utilizza, in assenza appunto di una correlazione fra scienza e risultato, il metodo empirico del" prova e ritenta", con elevatissima possibilità di insoddisfazione permanente e notevole esborso finanziario in apparecchiature ed accessori costosissimi.La varietà di accessori che il settore audio offre è, a dir poco sterminata, la loro ragion d'essere è giustificata in buona parte da un ipotetico beneficio di ordine tecnico rivolto a supplire ipotetiche carenze delle apparecchiature, ma in gran parte questi complementi rappresentano il tentativo di modificare e risolvere problemi di qualità d'ascolto in modo semplicistico ed economico rispetto ad un cambio di apparecchiature. Cavi, punte coniche anti vibrazioni, piedini ammortizzanti, connettori , parti elettroniche speciali, tutto sembra finire in un pozzo senza fondo, lasciando spessissimo l'amaro di un risultato cercato e non raggiunto.
La carenza di risultati ottenibili seguendo le vie della scienza tradizionale, l'ininfluenza dei dati tecnici sulla qualità del suono, l'insoddisfazione cronica dell'appassionato, ha lasciato aperta, nel settore audio, la via del ricorso ad ogni genere di ipotesi di rimedi alternativi ed accessori magici.Filosofie e teorie pseudo scientifiche che assicurano mirabolanti miglioramenti della qualità sonora con argomenti obiettivamente a metà strada fra il ridicolo e il delirio, convivono con altre che a volte nascondono concetti avanzati riguarso l'influenza sulla capacità percettiva di fenomeni sconosciuti ed immisurabili.Accessori incredibili generano sorrisi e scherno, teorie razionalmente inaccettabili, a volte però manifestando qualche fondamento in dimostrazioni empiriche ,generano, se non giustificabili da un presupposto scientifico, una dissonanza cognitiva nell'ascoltatore ovvero un contrasto fra nozioni e certezze acquisite nel tempo e realtà non corrispondente.
Dubbi e perplessità conseguenti, si sciolgono a questo punto, o con il rifiuto assoluto o con l'accettazione del fenomeno percepito ed inspiegabile. Il settore high end audio ancora oggi, anzi più che mai, è pervaso di un alone di esoterismo che non permette, a chi non è introdotto, di comprendere la logica e l'importanza delle pratiche e delle scelte degli audiofili, disposti a follie per un briciolo di magia all'ascolto. Si creano quindi incomprensioni e conflitti anche fra soggetti che condividono la stessa passione, non essendo chiaro e condiviso il limite accettabile del coinvolgimento e della conseguente apparente follia.

martedì 2 settembre 2008

Magia naturalis: XVI sec, l'arte della meraviglia.

Archicembalo. (invenzione di Nicolò Vicentino.( XVI sec)


Agli inizi dell'epoca moderna la musica era classificata sia come ars (arte)che come scientia (scienza), in quanto essa richiedeva sia l'abilità dell' esecuzione che il possesso di una teoria sistematica.
La scienza musicale, era detta anche "armonia", in quanto era noto ai filosofi che gli intervalli musicali potevano essere riprodotti anche numericamente.
Secondo il De Musica di Severino Boezio, testo principe delle università, Pitagora scopri la corrispondenza tra accordo e rapporto numerico attraverso la visita alla fucina di un fabbro.
Accortosi che combinazioni di martelli diversi producevano una serie di accordi musicali, Pitagora scopri una relazione aritmetica tra il peso dei martelli e le loro rispettive tonalità.
Ma nel tardo 500 i teorici musicali tesero sempre di più a respingere la tradizione armonica di Pitagora e Boezio, cercando basi alternative per la loro arte.
Molti dei nuovi effetti sonori prodotti da voci e strumenti non avevano più relazione con le teorie numeriche pitagoriche, e sorsero dal desiderio di manipolare e riprodurre più fedelmente le emozioni, obiettivo principale dei compositori dell'epoca.
L'introduzione della filosofia sperimentale contribui ulteriormente a mettere in discussione Pitagora e nel corso del decennio 1580/90 fu Vincenzo Galilei, padre di Galileo, che, da liutista , sperimentando in concreto le teorie pitagoriche scaturite dalla fucina del fabbro, scoprì che molte di esse erano errate.
Questa scoperta fu il preludio ad ulteriori indagini proseguite dal figlio Galileo e da altri filosofi naturali sulla proprietà , in musica, delle corde e dei corpi risonanti, esperimenti rivoluzionari che inizieranno a partire dal 1600.
La filosofia sperimentale, che tenterà di spiegare in modo attendibile i fenomeni naturali, si diffonderà nelle accademie di corte alla fine del 1500.
Le qualità occulte che comprendevano qualcosa che non poteva essere spiegata con un'analisi elementare, venivano escluse dalla fisica accademica.
Sotto il termine " magia naturale" venivano inquadrate quelle discipline e tecniche empiriche dotate di forze occulte, che, non essendo riconducibili a fenomeni totalmente razionalizzabili, erano pertanto destinate ad essere codificate empiricamente.
Tra quanti utilizzavano tecniche empiriche per provocare effetti con mezzi occulti, c'erano medici, farmacisti, ingegneri, pittori e musicisti. Si trattava di effetti che potevano essere chimici, fisici, meccanici e persino psicologici ed includevano fenomeni che agivano anche a distanza come la gravità ed il magnetismo.
Il suono, in particolare l'armonia musicale,era una dimensione importante della magia naturalis, in quanto inquadrato negli artifici che avevano il potere di modificare l'umore ed il comportamento tramite una "azione a distanza".

Fondamenti dell'arte acustica, dalla magia alla scienza.
Francesco Bacone (1561-1626).

Nel corso del seicento la magia naturalis perse via via importanza mentre aumentava la considerazione per la filosofia naturale.
Il filosofo inglese Francis Bacon ebbe una particolare influenza su questo cambiamento. I suoi sforzi volsero nella direzione della formazione di un concetto di "arte acustica", mantenendo molti aspetti della magia naturale, ma integrandola però con la filosofia sperimentale.
Lo stesso Bacon descriveva il suo nuovo metodo come una forma di magia naturale definendolo: "Scienza che applica la conoscenza di forme nascoste alla produzione di prodigiose operazioni".
La ricerca di Francis Bacon sull'acustica si condensò in due lavori, "Sylva Sylvarum e New Atlantis . New Atlantis si basava sulla descrizione della creazione di effetti e sull'uso della filosofia naturale al fine di dominare le cause di questi apparentemente miracolosi eventi.
La descrizione visionaria della casa di Salomone comprendeva meraviglie acustiche che meritano di essere citate: "abbiamo case dei suoni dove li eseguiamo e proviamo e ne studiamo la genesi, abbiamo armonie che voi non avete, strumenti come non ne avete mai visti,....facciamo diventare grandi i suoni piccoli e tesi ed acuti i suoni grandi.......riproduciamo ed imitiamo tutti suoni articolati...i versi delle bestie e degli uccelli...abbiamo ausilii che dispongono l'orecchio a ben sentire...abbiamo eco artificiali che rimandano la voce tante volte, più forte di quando è partita, più stridula o più profonda.....etc.
Molti di questi effetti erano stati già descritti dal Della Porta nel suo "Magia Naturalis" ed erano molto in voga nelle corti di quel periodo, ad es. i Medici a Firenze e gli Stuart in Inghilterra, e ,molto ricercati , erano i tecnici in grado di organizzare intrattenimenti e feste in particolare dalla nobiltà inglese che voleva grotte ed automi come quelli delle ville di Tivoli e marchingegni musicali sempre più sofisticati in competizione nel destare meraviglia e stupore.
Mentre l'oggetto della New Atlantis era quello di studiare la creazione di effetti, Sylva Sylvarum analizzava le origini e le cause del suono.
Oltre alla ricerca delle caratteristiche basilari, si ricercava la genesi dell'armonia e della consonanza, si studiavano strumenti capaci di creare effetti emotivi e fisici nell'ascoltatore, e se ne analizzavano le relative tecniche di costruzione, i materiali usati, la loro forma e lunghezza, lo spessore delle canne e delle corde, tutto quello in pratica che era in grado di determinare qualità come il tono ed il timbro.
Cosa c'è quindi di nuovo in Bacone se quanto da lui descritto era già stato trattato da Della Porta nel suo "Magia naturalis" ? Considerando la ricerca un'acquisizione comune allo scopo di appropriarsi della conoscenza dei segreti del suono, democratizzando la conoscenza, razionalizzando la tecnica, e sottraendola alla magia, Francis Bacon consegna per primo l'acustica alla filosofia naturale sperimentale, gettando le basi della moderna relativa scienza.
Scienza che però, ancora oggi , non è in grado e forse non lo sarà mai, per la natura eminentemente percettiva della bellezza della musica, di razionalizzare l'origine della qualità delle sensazioni, rendendole quindi tecnicamente ricostruibili.
Rimane quindi ancora molto spazio a chi è in grado, con ogni mezzo, di creare quella magia del suono e dell'ascolto che è in fondo il luogo dove l'appassionato vuole essere trasportato.

P.S.
Un parallelo con il mondo dell'audio e della riproduzione sonora sembra evidente, laddove il sapiente uso di tecniche alternative o sconosciute di fine tuning di un impianto può essere il quid che può trasformare una riproduzione ordinaria in una straordinaria ed emozionante.
Questo, fermo restando l'opportuno uso dell'imprescindibile tecnologia tradizionale e della conoscenza tecnica correlata alla percezione della qualità musicale.