lunedì 19 gennaio 2009

Peter W. Belt: Do you believe in magic ?




Pochissimi conoscono un personaggio inglese che, alla fine degli anni 70, con teorie deliranti mise a soqquadro il mondo dell'alta fedeltà inglese, asserendo che in un sistema audio la qualità del suono percepito non fosse soltanto influenzata dalla bontà delle apparecchiature ma , soprattutto, da tutto l'ambiente circostante e non non dal punto di vista tradizionale dell'acustica ambientale.
Gli oggetti presenti nella stanza d'ascolto , producendo un "campo avverso", sarebbero capaci di influenzare la capacità dell'ascoltatore di percepire la qualità del suono riprodotto.
Questi oggetti, dopo la cura con strisce adesive luminescenti, cremine, liquidi, etc, opportunamente trattati da Belt , perderebbero la loro iniziale negatività riducendo quindi gli ostacoli alla percezione della qualità che si presumerebbe quindi, eesere presente nella sala d'ascolto in misura superiore a quanto percepibile.
Ovviamente la comunità audio internazionale fu scioccata da queste teorie fuori dal senso comune, e, nonostante numerose verifiche sul campo , anche da parte di personaggi all'epoca ed ancor oggi accreditati, Peter W. Belt fu rapidamente emarginato e sparì dal mercato, o meglio, dalla presenza sulla stampa ufficiale.
In realtà non sparì perchè ancora oggi la PWB è in attività ed ha un sito complicatissimo da leggere per i non iniziati., con argomenti e discussioni riguardanti in maggior parte, il meccanismo della percezione della qualità d'ascolto.

http://www.belt.demon.co.uk/


Per far conoscere il pensiero di quello che è stato, nella storia dell'audio, l'inventore ed il precursore del tweak estremo, ecco la traduzione di due lettere scritte dalla famiglia Belt, a Greg Weaver di Soundstage, rivista on line di audio.

Caro Greg
Avendo notato il tuo interesse, mi sono preso la libertà di scrivere una lettera non richiesta per illustrarti un'unica ed originale scoperta fatta da mio padre Peter Belt.
Mio padre ha lavorato su un nuovo e rivoluzionario concetto per diversi anni, arrivato oggi ad uno stadio abbastanza avanzato.
Sfortunatamente è difficile sintetizzarlo in pochi concetti, ma fondamentalmente ha scoperto che tutti gli oggetti presenti in un ambiente, hanno un campo energetico che influenza negativamente la nostra soggettiva percezione del suono.
Non sono escluse le apparecchiature audio.
Quando ascoltiamo musica quindi, corpo e sensi sono sotto stress e la nostra percezione del suono viene attenuata.
Io capisco che tutto ciò è ridicolo ed antiscientifico, ma tutte le nuove teorie spesso lo sono.
Mio padre ha realizzato dei semplici oggetti, come nastrini , foglietti adesivi,e vari altri che, trattati in modo opportuno, sono in grado di neutralizzare l'energia negativa.
I risultati sul suono sono stupefacenti!
Sono d'accordo sul tuo essere scettico, ma ti consiglio caldamente di provarli!
Farei notare che tutti i tweaks utilizzati dagli audiofili attualmente, non producono il loro effetto per la funzione che dichiarano di possedere, ma, quando funzionano, essi di fatto lo fanno in quanto riducono il campo avverso dell'apparecchiatura dove sono stati applicati.
Come affermato in precedenza, i miglioramenti sono spettacolari.
Se vuoi rimuovere incredulità e scetticismo,ti spedirei un campione gratuito di uno dei prodotti commercializzati da mio padre.
Spero di sentirti presto.

Chris Belt.

Commento di Greg Weaver

Certamente tutto ciò ha catturato la mia attenzione!
Tutto questo però mi suonava un metafisico e paranormale, e chiaramente ho manifestato il mio scetticismo.
Benchè io non sia un'ingegnere, baso comunque la maggior parte delle mie conoscenze sulla scienza e non sul dogma.
Ma incuriosito, ho chiesto ulteriori spiegazioni.

Ecco la rispoosta.

"Una breve e semplicistica spiegazione della nostra teoria"

Noi crediamo che, come esseri umani, abbiamo assimilato in modo non percettibile ed acquisito attraverso l'evoluzione come meccanismo di sopravvivenza, un'istintivo riconoscimento di campi avversi e del senso di pericolo, nell'ambiente che ci circonda.
In presenza di questi campi, scatta un meccanismo che allerta i nostri sensi o quantomeno li tiene in attività.
Come risultato di ricerche empiriche, abbiamo concluso che oggetti moderni come apparecchiature elettroniche ed elettriche, plastica, batterie etc, producono questi campi avversi. In risposta a tutto questo, gli esseri umani hanno sviluppato un modo di modificare il loro stato fisiologico in modo da adattarsi e convivere con questi oggetti.
In questo stato di allerta non siamo in grado di cogliere le sottili nuances del suono.
Ulteriormente, (secondo le teorie di Rupert Sheldrake biologo inglese portatore di teorie rivoluzionarie basate sulla "morphic resonance"):
Noi crediamo che tutti gli oggetti siano collegati tra loro e che quindi anche i loro campi avversi siano altrettanto collegati.
I nostri prodotti incorporano beneficiali campi di energia e, quando attaccati ad un oggetto di campo avverso, ne neutralizzano l'energia negativa trasformandola in una "friendly".
Il nostro stato fisiologico ora è in grado di rilassarsi e siamo ora in grado di apprezzare le sottili nuances del suono.
Più oggetti saranno "trattati", più grande sarà l'effetto liberatorio sul nostro stato fisiologico, e più ampia la percezione del miglioramento della qualità sonora.
Noi crediamo che l'esattezza della teoria possa essere verificata attaccando uno dei nostri prodotti (ad esempio una piccola striscia adesiva di "Silver Rainbow Foil") ad un oggetto nell'ambiente d'ascolto non relazionato alle apparecchiature in funzione, e controllando se si percepisce e si acquisisce stabilmente un miglioramento della qualità del suono.
Un oggetto del genere potrebbe essere rappresentato dalla o dalle batterie di un telecomando o di un telefono.
Se un miglioramento sarà percepito, non sembra si possa dare all'esperimento un'adeguata spiegazione convenzionale.

Lettura raccomandata.
Rupert Sheldrake: "The presence of the past".

Best regards
Chris Belt

Commento di Greg Weaver.

Credo io a tutto questo?
Non lo so.
Ho una spiegazione migliore?
No.
Questo aggeggio funziona?
Assolutamente si.
Tutto quello che posso dire è che fa realmente ciò che dichiara di fare.
Sono stato condizionato per ascoltare questi miglioramenti?
Come è' possibile che io sia stato condizionato quando semmai dovevo esserlo al contrario, convinto, all'inizio della prova, che non sarebbe successo nulla?
Giusto per verificare di non essere completamente impazzito (avevo già prenotato una camera con i muri di gomma all'ospedale locale),ho fatto una prova con un'occasionale visitatore.
Ha notato la differenza entro cinque secondi tra la traccia originale e quella dopo l'applicazione del rainbow foil.
Non sembra ai tecnici, come al nostro tecnical editor Doug Blackburn, che il fenomeno abbia a che fare con il tipo di miglioramento ottenuto spegnendo oggetti come ad esempio il computer durante l'ascolto.
Il risultato è un ampliamento dell'immagine sonora, una diminuzione della suono "bianco artificiale" dei cembali, una migliorata precisione del timbro degli strumenti ed una generale sensazione di incremento della chiarezza generale.
Non avrei mai creduto di dover rischiare la mia credibilità scrivendo di questa inesplicabile ma altamente efficace applicazione.


Greg Weaver's April 1999 Rainbow Foil review :-
Http://www.soundstage.com/synergize/synergize041999.htm

giovedì 1 gennaio 2009

The right perception.



Udito, vista, olfatto,gusto, tatto, sono gli organi sensori che trasportano le informazioni al cervello, tramite il quale queste verranno decodificate.
La percezione della realtà sarà determinata dall'interpretazione del cervello dei segnali ad esso trasferiti.
Qualsiasi cosa possa alterare la capacità del cervello di interpretare le informazioni ricevute, altererà la percezione della realtà.
Nessuno è in grado di conoscere tutto ciò che è in grado di alterare la capacità del cervello di decodificare le sensazioni.
Nessuno è in grado di determinare se le sensazioni arrivino al cervello nel modo corretto come crediamo di averle percepite.
Per conseguenza lo stesso oggetto potrà apparirci in modo differente in diverse occasioni e in diverse circostanze.
L'ascolto dei suoni e la percezione musicale non fanno eccezione a questa regola.

lunedì 29 dicembre 2008

I can't get no satisfaction ?


Nonostante gli sforzi di ognuno di noi, nonostante il marketing e la pubblicità, nonostante l'autoconvinzione e nonostante l'enorme costo di elettroniche anche considerate "economiche", i risultati che otteniamo sono di fatto mediocri, come mediocre, volendo, è la tecnologià che sta dietro all'assemblamento di un impianto HiFi (pensa a quanto sono delicati molti oggetti, pensa al loro peso, al loro ingombro, a quanti cavi e fili devi avere per collegarli tutti assieme, pensa alla cura che devi avere per adattarli all'ambiente d'ascolto ecc. ecc.).

Proviamo a spogliarci delle vesti e delle convinzioni e dei limiti psicologici (aggiungo) dell'essere audiofili e proviamo a guardare il nostro mondo dall'esterno.

L'efficienza di un sistema audio Hi-Fi Hi-End è bassissima se paragonata ai costi e ai sacrifici che si devono fare per ottenere risultati appena accettabili.

Non voglio essere distruttivo e amo molto questo hobby, ma onestamente, in un'ottica di risultati ottenuti, nel corso degli anni si è creato un mondo basato quasi sul nulla.

Roberto Rocchi

Audioendocrine

Italy
4243 Messaggi post. Posted - 29/12/2008 : 18:05:42 Videohifi Forum

giovedì 25 dicembre 2008

Corodia, arte del coro.



Non vides quam multorum vocibus chorus constet? unus tamen ex omnibus redditur. Aliqua illic acuta est, aliqua gravis, aliqua media; accedunt viris feminae, interponuntur tibiae: singulorum illic latent voces, omnium apparent.

Non vedi di quante voci diverse è costituito il coro ?
L'unitarietà, tuttavia, è ciò che risulta dalla pluralità.
Alcune voci sono acute, alcune gravi, alcune medie; le voci femminili si fondono con le maschili, si interpone l'accompagnamento della tibia: spariscono le voci dei singoli, appare la voce del tutto.

Lucius Annaeus Seneca.


Il cantare in coro non annulla le caratteristiche che un buon cantore deve possedere.
E' necessaria una diversa forma d'arte, diversa dal protagonismo che abitualmente pervade l'esecutore e l'artista individuale.

Consiste nel:

Cantare precisamente in sintonia e con un timbro vocale che complementi gli altri coristi.
Cantare a livelli controllati di volume ed intensità vocale, secondo una dinamica imposta dal maestro.
Evitare di essere identificati come voci individuali.
Leggere e pronunciare il testo accuratamente, e nello stile imposto dalla partitura.
Saper accettare la direzione e sacrificare l'individualità nello spirito della coesione con gli altri elementi.
Saper produrre l'esatta tonalità della dizione e renderla piacevole attraverso l'uso appropriato della tecnica.
Rimanere in sintonia col resto del coro anche quando gli altri dovessero deviare dalla giusta cadenza.

Esistono o no, forti analogie tra l'arte del coro e l'arte dell'ottimizzazione di un sistema di riproduzione della musica ?

mercoledì 26 novembre 2008

Balanced connection


Sfogliando i depliants promozionali riguardanti apparecchiature di alto livello, sempre più spesso si cita la presenza di connessioni cosiddette bilanciate.
Questa forma di connessione è diventata sinonimo di alta qualità, forse in misura maggiore rispetto ad altri parametri costruttivi e progettuali dell'apparecchiatura che la incorpora.
La parola "bilanciato", come "classe A", racchiude in se, nell'immaginario comune, un valore istintivamente percepito di qualità più elevata rispetto all'alternativa della comune connessione sbilanciata, che è quella comunissima usata da tutte le apparerecchiature commerciali e che utilizza i convenzionali connettori rca.
La connessione bilanciata presume l'utilizzazione di apparecchiature la cui circuitazione, molto costosa, preveda la realizzazione di doppi circuiti per il canale destro e sinistro.
In questo caso si parla di vera circuitazione bilanciata in alternativa alla più semplice conversione artificiale del segnale da sbilanciato in bilanciato, in genere effettuata tramite un circuito integrato, al fine di permettere l'utilizzo di questa particolare connessione.
Ci si chiederà quale può essere lo scopo di ricorrere ad un' apparecchiatura bilanciata e quali possano essere i vantaggi acquisibili.
L'istintiva conclusione porterebbe a pensare che questo tipo di apparecchiatura debba garantire un suono migliore considerato il costo e la complessità costruttiva.
Niente di tutto questo, lo scopo è quello di utilizzare, per la connessione ad un'altra apparecchiatura dello stesso tipo, un tipo di cavo cosiddetto bilanciato, che si contraddistingue per l'uso di particolari connettori tripolari detti altrimenti "cannon".
E' evidente quindi, e questa è una conclusione interessante, che la normale connessione sbilanciata debba essere afflitta da difetti intrinseci , difetti che però l'utilizzatore medio non prende assolutamente in considerazione, sia in quanto probabilmente non in grado di percepire o apprezzare determinate sottili variazioni all'ascolto, o, più semplicemente, non essendo interessato a questo tipo di differenze.
La connessione sbilanciata è altamente influenzabile da disturbi esterni ed introduce essa stessa un disturbo qualora due apparecchiature comunichino tra loro tramite questo tipo di collegamento.
Il disturbo, che può essere considerato anche trascurabile per una breve distanza, diventa molto più evidente all'aumentare della lunghezza del cavo qualora ci sia la necessità di collegare apparecchiature distanti tra loro diverse decine di metri come nell'ambito professionale.
La connessione bilanciata, il cui obiettivo è quello di ottenere l'eliminazione del disturbo, permette invece la possibilità di un collegamento su lunghe e lunghissime distanze senza perdita e rumore.
Un esempio tipico, le decine di metri di cavo utilizzate in registrazioni dal vivo, dove si ha necessità di trasferire debolissimi e delicatissimi segnali catturati dai microfoni alle apparecchiature di registrazione alle quali il segnale, in assenza di connessioni bilanciate, arriverebbe fortemente degradato.

I vantaggi della connessione bilanciata possono essere quindi, sintetizzati in alcuni punti fondamentali:

1) Elevatissima insensibilità ai disturbi generati da segnali indotti da RFI (radiofrequenze) ed EMI (interferenze elettromagnetiche).

2) Insensibilità ai ground loops generati dal collegamento degli chassis delle apparecchiature tramite connessione sbilanciata.

3) Utilizzazione di connessioni standardizzate con elevata sicurezza e qualità dei contatti

4) I conduttori che trasportano il segnale, di segno positivo e negativo, sono identici tra loro e lo schermo, terzo conduttore, assolve esclusivamente alla sua funzione, diversamente dalla connessione sbilanciata dove i conduttori sono due e lo schermo agisce anche da conduttore.

5) Possibilità di connessione su lunghissime distanze, anche decine di metri essendo il cavo intrinsecamente immune ai disturbi.

6) Maggior sicurezza nella messa a terra degli chassis delle apparecchiature collegate.

7) Maggior qualità del suono, non inquinato da disturbi elettrici ed elettromagnetici in particolare nel trasferimento di segnali di debole entità.

Svantaggi:

1) Maggior costo delle apparecchiature, in particolare quando la circuitazione è completamente bilanciata.

2) Maggiore complessità circuitale, che può provocare detrimento alla qualità sonora.

3) Difficoltà di collegamento con apparecchiature sbilanciate qualora un'apparecchiatura
preveda esclusivamente connessioni bilanciate.

4) Ristretta scelta di cavi e connettori.

Appare evidente che la connessione bilanciata garantirà una maggior qualità d'ascolto qualora le interferenze create dal collegamento degli chassis delle apparecchiature (ground loops), EMI ed RFI risultino essere elementi prioritari da combattere alfine di un corretto trasferimento del segnale, ipotesi molto più probabile in presenza di impianti di veramente alto livello dove si presume molto spinta l'ottimizzazione del sistema sui parametri comunemente ritenuti
fondamentali.
Le differenze percepibili, in questo caso, saranno maggiormente evidenti , e questo nonostante l'handicap della maggior complessità circuitale delle connessioni bilanciate, complessità che certo non porta un beneficio ai fini della qualità sonora.

Conclusione:

Lunghi collegamenti e in ogni caso, connessioni senza compromessi, impongono l'uso di connessioni prive di disturbo indotto.

La connessione standard Rca-Rca a due poli ( conduttore /schermo), andrebbe evitata.

Nell'impossibilità di una connessione bilanciata è auspicabile l'uso di una tipologia intermedia, denominata impropriamente " semibilanciata", che utilizza lo stesso tipo di cavo di quella bilanciata, ovvero due conduttori identici ed uno schermo.

Lo schermo, collegato al polo freddo da un solo lato, assolve esclusivamente alla sua funzione di reiezione ai disturbi.

In quest'ultima ipotesi, il cavo in questione diventa direzionale, con variazioni di suono nella misura in cui lo schermo venga collegato alla partenza o all'arrivo del segnale.

Questo tipo di connessione permette di usufruire di alcuni benefici tipici delle connessioni bilanciate, per quanto riguarda la reiezione ai ground loops.
Emi ed RFI sono invece a rischio, essendo lo schermo non collegato da un lato, assimilabile ad una vera e propria antenna.

Tranne rarissimi casi, la maggior parte dei cavi sbilanciati più costosi prodotti dalle marche specializzate nel settore, fa uso di questa configurazione.

domenica 19 ottobre 2008

La musica non esiste!



Non esiste una prova scientifica dell'esistenza della musica.

Il Dr. Harvey Rosemberg,il dottore per gli audiofili americani, è stato uno dei massimi esperti mondiali di circuitazioni valvolari.
Progettista e filosofo dell'audio, erede spirituale di Julius Futterman, il padre della circuitazione OTL, non rappresentava assolutamente la categoria degli scientisti, il suo approccio anticonvenzionale alla musica ed alla sua riproduzione e fruizione lo ha collocato nel libro dei miti dell'audio.
Il suo sito, con una selezione dei suoi scritti ed articoli, a sette anni dalla sua scomparsa è mantenuto in vita da chi lo ha amato e seguito.

Uno dei suoi ultimi articoli proclama la scientifica inesistenza della musica.

- Vi comunico che sta per iniziare un nuovo secolo di arte audio e che è sempre valido il principio che per tecnici e scientisti la musica semplicemente non esiste, perchè non esiste prova scientifica della sua esistenza!
Essa non può essere ne pesata, ne misurata o quantificata.-

Nota: L'industria impiega migliaia di tecnici titolati, che lavorano per
l'avanzamento della nostra percezione della qualità musicale!

Voi, io e milioni di persone sanno che la musica esiste perchè la percepiamo con il nostro corpo, al di fuori di esso esiste solo un rumore, che diventa musica soltanto quando sarà entrato dentro di noi e quando lo avremo decodificato e riconosciuto come musica.
La Musica non ha un'esistenza indipendente, la Musica è solo emozione e profonda esperienza fisica e spirituale.
Ma per gli scientisti questa, una delle più comuni emozioni umane, non esiste perchè, come il coraggio, l'amore, l'odio, la speranza, non può essere quantificata.

Le sensazioni, le esperienze, le emozioni, che sono il fondamento della cultura, poichè non possono essere scientificamente misurate,per loro non esistono, anzi, devono essere combattute in quanto rappresentano un ostacolo all'esattezza ed all'attendibilità della misura.

Cosmologhi, fisici, astronomi, che operano con strumentazioni enormemente più sofisticate di quelle degli ingegneri audio, ammettono candidamente che non conoscono più del dieci per cento della realta dell'universo.
Queste scienze vantano migliaia di anni di studi, eppure c'è l'onestà intellettuale che porta a questa umile dichiarazione.
Che dire dell'arroganza di una scienza giovane come quella dell'audio che pretende di poter spiegare tecnicamente fenomeni irripetibili per definizione e che hanno a che fare prevalentemente con il nostro sistema percettivo ?

Potete immaginare un'Audio Engineering Society che dichiari:

- Conosciamo non più del dieci per cento di come funziona un circuito riguardo la capacità di influenzare o far percepire la qualità del suono e della musica.-

Ed allora che fanno gli ingegneri audio per vivere? Misurano rumore e distorsione con fede immensa e cieca.
Ed ecco il paradosso: un ingegnere audio, che si sforza di eliminare le suggestioni e le credenze della fallace percezione, si ritrova ad operare solamente sulla base di una cieca fede, mai provata, che vi sia una forte relazione fra il rumore studiato e la qualità musicale percepita.

Ovviamente questo procedimento è antitetico al procedimento scientifico di ricerca ed investigazione, essendo il fine della ricerca un'entità immisurabile!

E' impossibile disegnare e progettare un circuito di un'apparecchiatura senza le tradizionali misure di linearità e distorsione, ma queste, come qualsiasi altro tipo di misura, ci dicono ben poco, allo stato attuale, sulla loro relazione con la qualità musicale che dovrebbero garantire.

Per parlare dell'influenza della cultura: ammettendo che l'ingegnere sia un raffinato cultore della musica, notoriamente predeterminata culturalmente, che opinioni e sensibilità avrà un'ingegnere svedese rispetto ad uno messicano, un birmano rispetto ad un'africano?

Che dire quindi dell'integrità intellettuale di un industria e di progettisti e tecnici che da decenni, utilizzano misure di distorsione e linearità allo scopo di convincere il consumatore che ci sia una relazione fra queste e la musica?
Quante le circuitazioni rivoluzionarie che ci hanno presentato, quanti i nuovi metodi di misurazione, quante le dichiarazioni di perfezione ?

Come per le sigarette, le riviste di audio dovrebbero riportare in prima pagina un'avvertimento per i lettori:

ATTENZIONE:

NON ESISTE UNA PROVA SCIENTIFICA DELL'ESISTENZA DELLA MUSICA.

LE MISURE PUBBLICATE SONO EFFETTUATE CON SEGNALI E RUMORI E NON HANNO, QUINDI, ALCUNA RELAZIONE CON LA PERCEZIONE DELLA QUALITA' MUSICALE.

Quando la comunità audio prenderà atto della bassissima conoscenza di ciò che attiene alla relazione tra tecnologia e qualità musicale, e, quando nella ricerca sarà dato il giusto spazio all'orecchio, allora e solo allora si potrà sperare in un deciso avanzamento dell'arte dell'audio verso il suo vero potenziale, ben distante da quello attuale.

domenica 14 settembre 2008

Lossless crossover.


In foto, un crossover del quale giustamente il costruttore va orgoglioso. Debbo ammettere che è eseguito senza compromessi, una bellissima esecuzione di un circuito potenzialmente distruttivo della qualità del segnale.
In una catena audio le priorità sono, nella totalità dei casi, tutto ciò che è possibile vedere, ispezionare e valutare, da cui il concetto di "perceived value", valore percepito che determinerà l'interesse per il prodotto, l'innamoramento e l'acquisto.
Ma non sempre anzi quasi mai esiste una relazione fra qualità del suono e ciò che appare.
Il crossover all'interno dei diffusori, divide e trasferisce le informazioni ai singoli altoparlanti, e lo fa ricevendo il segnale sotto forma di elevata corrente dall'amplificatore, utilizzando induttori , condensatori e resistenze, la cosiddetta componentistica passiva.
A circa 100 watt su 4 ohm, la corrente raggiunge valori di circa 10 ampère e tutto il circuito crossover, incluso il circuito stampato su cui è installato, viene messo in difficoltà dall'attraversamento di correnti così elevate.
Mai l'audiofilo userebbe un cavo di 1 mm o meno per collegare l'ampli ai diffusori, e spesso, nell'ansia di un contatto perfetto, non bada a spese nell'acquisto dei migliori connettori-gioiello, ricorrendo a tali forze di serraggio dei cavi da arrivare al danneggiamento almeno estetico delle connessioni, tutto allo scopo di minimizzare la resistenza e la relativa caduta di tensione del prezioso segnale.

Analizziamo ora cosa avviene qualche centimetro più in avanti all'interno del diffusore:
Il segnale, proveniente dall'amplificatore, dopo aver attraversato i morsetti dei diffusori, viene collegato, nel 70% dei casi, direttamente al crossover posto dietro la vaschetta.
Il collegamento tra morsetti e circuito stampato avviene tramite spezzoni di cavo terminati con connettori fast-on, scelti dal costruttore allo scopo di rendere più veloce l'assemblaggio, (fast-on = inserzione veloce).
Questo tipo di connessione è di pessima qualità sia obiettiva che soggettiva.
Dal punto di vista tecnico la non perfetta stabilità della connessione provoca un'elevata resistenza di contatto con ripercussioni all'ascolto sul contrasto e sulla dinamica.
Il contatto via fast-on è soggetto ad elevate vibrazioni quando attraversato da elevate correnti e dulcis in fundo è soggetto ad ossidazione nel tempo vista la spesso scadente qualità del materiale di cui è composto non trattato (doratura) contro questo tipo di problema.
Il segnale, attraversa quindi, prima di entrare nel cross-over, un morsetto in lega sconosciuta con conducibilità non superiore al 25 %, un terminale di metallo differente dove viene inserito il fast-on, a sua volta ancora in metallo differente, il tutto in spregio alla regola che pretenderebbe una continuità "metallurgica", al fine di prevenire un degrado fisico della qualità del segnale trasferito.
Una volta all'interno del circuito stampato, il nostro segnale, prendendo come esempio un diffusore a due vie, troverà sul percorso induttanze (bobine), condensatori e resistenze.
Le induttanze, in particolare quella in serie al woofer, dovrebbero essere caratterizzate da bassissima resistenza, allo scopo di massimizzare il fattore di smorzamento dell'amplificatore, che vorrebbe non vedere resistenza tra i suoi morsetti di uscita e l'altoparlante.
La realtà ci presenta invece bobine caratterizzate da filo sottile e relativa elevata resistenza, valore tipico 0.5/ 1 ohm.
Un valore così elevato rende assolutamente inutile l'utilizzo di grosse sezioni nei cavi di collegamento ampli-diffusori che, anche se presentassero valori di resistenza nell'ordine di 0.1/0.2 ohm nel caso peggiore, rappresenterebbero una infima parte del valore complessivo visto dall'amplificatore.
Una bobina con resistenza 0.50 ohm e 10 metri di cavo da 0.75 mm, resistenza di circa 1 ohm, sommandosi in serie, presentano all'interfaccia ampli woofer 0.51 ohm; nel caso di eliminazione completa dei 10 metri di cavo o aumento sconsiderato della sezione per minimizzarne la resistenza, il valore finale resterebbe praticamente lo stesso!
Un' ulteriore degrado nelle induttanze è causato dal nucleo interno in ferrite.
L'induttanza ideale dovrebbe presentare bassa resistenza grazie all'elevata sezione del filo e non dovrebbe ricorrere al nucleo in ferrite, facilmente saturabile ad alte potenze.
Il vantaggio della riduzione della lunghezza del filo della bobina grazie all'incremento del valore che l'uso del nucleo produce, ed il conseguente risparmio in termini di costo, si pagano all'ascolto in termini di compressione dinamica e velatura del suono.
Un'eccellente bobina dovrebbe far uso di filo da 1/1,2 mm, la sua resistenza non dovrebbe superare 0.2 ohm, e dovrebbe essere avvolta in aria.
Le ultime e più sofisticate realizzazioni utilizzano filo multifilare isolato denominato Litz, come le Solen Heptalitz (in foto, sopra), o addirittura lamine di rame di notevole larghezza come le Goertz e le Mundorf.

I condensatori utilizzati nei crossover commerciali, rappresentano il collo di bottiglia fra l'uscita dell'ampli e le vie superiori del diffusore.
Negli anni settanta ed ottanta la problematica della componentistica passiva e della sua incidenza sul suono finale del diffusore non era presa in considerazione dalla stragrande maggioranza dei costruttori.
L'uso di condensatori elettrolitici, il peggio utilizzabile in un crossover sul percorso del segnale, rappresentava la normalità.
Oggi però, nonostante l'acquisita cultura dell'importanza della componentistica, si continuano ad utilizzare condensatori elettrolitici ed, al massimo, in qualche realizzazione più sofisticata, si nota l'uso condensatori in poliestere, il parente povero del propilene, comunque solo in serie al tweeter e per motivi di costo, solo per valori di capacità ridotta, tipicamente al di sotto di 6.8 mf.
L'uso di condensatori elettrolitici sul filtro del tweeter assieme a quello dei poliestere, fa capire come venga ritenuto eccessivo un costo industriale di uno o due euro al massimo in più nel caso si presentasse la necessità dell'uso di valori superiori a 6.8 microfarad!
Non sono infrequenti crossover dove sul tweeter il primo condensatore è in poliestere ed il secondo in serie, elettrolitico, soluzione che non ha alcuna giustificazione se non quella del costo.
Un ulteriore causa di degrado, compressione dinamica in particolare, è data dall'uso dei condensatori elettrolitici utilizzati in parallelo.
In questo caso una giustificazione teorica sul risparmio esiste, in quanto teoricamente il segnale non li attraverserebbe, avendo funzione di compensazione ed equalizzazione.
Chi ha avuto un approccio pratico al problema, ovvero prima provare poi teorizzare, si è accorto che la teoria è ben lontana da ciò che realmente è possibile percepire.
I condensatori in parallelo hanno la stessa importanza, al fine di preservare la qualità del segnale, di quelli in serie.
Praticamente la quasi totalità dei costruttori ignora il problema, solo ad altissimo livello è possibile verificare la stessa qualità per tutti i tipi di condensatori utilizzati nel crossover.
Personalmente ho sentito teorizzare l'inutilità di condensatori pregiati in parallelo da uno dei più reputati costruttori del mondo, mentre paradossalmente
ho acquisito l'importanza del loro uso, altrettanto da uno dei più reputati costruttori mondiali quest'ultimo però non altrettanto dotato di background tecnico, il che a volte può rivelarsi un vantaggio, costringendo a valutare soggettivamente ciò che invece da altri, con maggiore cultura tecnica, viene dato per scontato.
Idealmente tutti i condensatori, in serie ed in parallelo, dovrebbero utilizzare dielettrico in polipropilene.
Questi, contraddistinti dalla sigla "MKP",presentano il più basso valore di resistenza interna, il minore assorbimento di energia del dielettrico, e la più ampia banda passante.
A ridosso, l'uso dei condensatori in poliestere (MKT), rappresenterebbe già un compromesso accettabile,in quanto tutti i loro parametri sono molto vicini a quelli dei polipropilene, e ben distanti da quelli degli elettrolitici.

Le resistenze, il terzo tipo di componente utilizzato in un crossover, hanno minore incidenza sul risultato finale tranne quella/e di attenuazione poste in serie al tweeter.
Anche in questo caso la quasi totalità dei costruttori ha utilizzato ed utilizza comuni resistenze a filo, caratterizzate da elevata induttività e, soggettivamente, da una connotazione aspra imposta alla qualità delle alte frequenze.
Alcuni marchi, nelle più recenti produzioni, cominciano ad utilizzare resistenze non a filo ed antiinduttive, ma praticamente non esiste, a differenza dei condensatori, un'altrettanta attenzione e cultura riguardo l'importanza di questo tipo di componente.
Va notato che l'esagerato dimensionamento delle resistenze in serie al tweeter, orgogliosamente esibito da alcuni costruttori in funzione di un'obiettiva tenuta in potenza e del mantenimento del valore nominale quando attraversate da elevata corrente , produce, a causa della lunghezza del filo avvolto che la assimila di fatto ad un'induttore di maggior valore , un peggioramento della qualità soggettivamente percepita.

Dulcis in fundo, il componente che non si vede, responsabile di limitazioni dinamiche consistenti è lo stesso circuito stampato su cui è montato il crossover.
E' un'eresia teorica che un segnale che può raggiungere valori di diversi ampère, debba attraversare piste sottilissime, a volte molto lunghe con evidente perdita energetica.
Mai un audiofilo aggiungerebbe una saldatura per prolungare un cavo, ma in un crossover, le piste equivalgono ad un cavo tagliuzzato in una decina di parti che poi vengono congiunte tra loro tramite un velo di rame su supporto plastico!
Idealmente tutti i componenti di un crossover dovrebbero essere collegati direttamente fra loro, poggiati su un supporto inerte, incollati, smorzati per ridurre la microfonicità, e collocati al di fuori del diffusore per evitare il campo magnetico e le vibrazioni.
E per concludere in bellezza, i cavi provenienti dal crossover, spesso di infima qualità, sono terminati con ulteriori fast-on per il collegamento ai terminali degli altoparlanti.
Praticamente oggi, nessun costruttore industriale, escluso rarissime eccezioni, effettua collegamenti all'interno tramite saldature, assolutamente necessarie per chi aspiri a prestazioni al di sopra della media.
L'occhio che non vede, l'ignoranza tecnica e la fiducia incondizionata nell'operato dei costruttori, determinano il ricorso ad attenzioni maniacali in altri punti della catena di ben minore importanza ai fini del risultato.
Un intervento mirato, nel punto più debole della catena, ad un costo infinitamente più basso, sicuramente apporterebbe benefici ben più consistenti in funzione della qualità dell'ascolto, di quanto sia possibile ottenere tramite interventi su componenti ed accessori a monte del diffusore.